VITTIME DI GUERRA E IL DESTINO DI DUE GIOVANI ATTORI

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Quando venticinque anni fa uscì Vittime di guerra di Brian De Palma, fu un flop clamoroso. La critica lo stroncò, al botteghino non andò molto meglio. Forse troppe le aspettative dopo il trionfo de Gli Intoccabili, o forse i tanti capolavori già prodotti sulla Guerra del Vietnam non ne fecero comprendere fino in fondo il valore. Oggi, dopo una giusta rivalutazione maturata nel tempo, si può considerare a buon diritto un film con un messaggio antibellico tanto efficace da arrivare dritto al cuore.
Vittime di guerra va ricordato in particolare per la prova maiuscola dei due protagonisti e per il destino delle loro carriere, che da quel momento presero direzioni opposte.
Michael J. Fox, seppur giovanissimo, era sulla cresta dell’onda dopo una serie di ottime interpretazioni in film brillanti. De Palma gli propose il primo ruolo drammatico, tra lo scetticismo generale. Michael con il suo viso pulito risultò perfetto nella parte di Eriksson, l’unico soldato che sceglie nell’orrore la via dell’etica. Nel commovente finale, accompagnato dalle note del maestro Morricone, i suoi sguardi e i suoi sospiri sono di un’intensità struggente. La sua carriera sembrò a una svolta decisiva, ma la vita sa essere beffarda. Quella malattia infame che è il morbo di Parkinson lo fece uscire di lì a pochi anni di scena, lasciando solo tanti rimpianti.
Sean Penn, al contrario, aveva mostrato le sue indiscutibili doti recitative solo a sprazzi, il meglio di sé lo disperdeva nella tumultuosa vita privata. L’incontro con De Palma fu decisivo e Sean esplose tutto il suo talento. Il sergente Meserve è il riuscito ritratto di un’anima che la guerra ha lanciato in caduta libera verso il male. Dopo il processo, quando si avvicina all’orecchio di Eriksson non udiamo cosa dice, ma ci basta il movimento delle sue labbra per terrorizzarci: da certe sfumature si pesa la grandezza di un attore. Da allora, Sean non sbagliò più un colpo e divenne finalmente ciò che doveva essere, uno dei migliori della sua generazione.

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