UN ISTANTE COME OCEANO DI TEMPO: IL FINALE DI AMERICAN BEAUTY

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Una cosa che mi ha sempre affascinato del cinema è quella sua straordinaria capacità di cercare risposte attraverso le immagini anche alle questioni più enigmatiche. A volte i risultati sono stupefacenti, come nel caso del finale di American Beauty (1999), splendida opera prima di Sam Mendes.
Come sarà l’istante in cui moriremo? Cosa proveremo? Cosa vedremo? In una manciata di minuti Mendes dà la risposta attraverso la voce del defunto protagonista (un gigantesco Kevin Spacey) e una serie di immagini. “Ho sempre saputo che ti passa davanti agli occhi tutta la vita nell’istante prima di morire. Prima di tutto, quell’istante non è affatto un istante, si allunga, per sempre, come un oceano di tempo. Per me, fu…”. Ed ecco una sequenza di istantanee dal passato del protagonista: teneri ricordi d’infanzia, le mani della nonna, una bella automobile, sua moglie, sua figlia. Emozioni forti e momenti irripetibili sepolti in fondo al cuore di uomo. Le struggenti e delicate note di Thomas Newman fanno da sottofondo, è tutto così bello che noi spettatori ci convinciamo che magari l’istante in cui moriremo potrebbe davvero essere così. Magie del cinema, magie a cui è impossibile resistere.

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Amarcord

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