TUTTO IL MIO FOLLE AMORE. RECENSIONE

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Sedici anni dopo aver abbandonato suo figlio Vincent prim’ancora che nascesse, lo squattrinato cantante Willi si decide finalmente a conoscere il ragazzo, che vive a Trieste con la madre Elena e il padre adottivo Mario. Willi non sa, però, che Vincent ha un grave disturbo della personalità e, irrompendo nella sua vita fatta di fragili equilibri, scatena nel giovane l’impulso irrefrenabile di seguirlo. I due finiranno per imbarcarsi insieme in un viaggio per le strade deserte dei Balcani, durante il quale – tra mille peripezie – avranno modo di scoprirsi a vicenda.
Dopo il dittico fantasy de Il ragazzo invisibile, Gabriele Salvatores torna a calcare le vie del road movie – che tante soddisfazioni gli aveva dato a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 – portando sul grande schermo il romanzo di Fulvio Ervas Se ti abbraccio non aver paura, a sua volta ispirato alla vera storia di Franco e Andrea Antonello.
Un film dall’avvio fulmineo e senza inutili preamboli, che rischia tuttavia a più riprese di incanalarsi sui binari del già visto, tra sviluppi prevedibili e qualche stereotipo pronto ad affiorare qua e là. Ad evitare l’impasse ci sono però un buon ritmo, sprazzi d’umorismo e un’evidente chimica tra Claudio Santamaria versione “Modugno della Dalmazia” e l’esordiente Giulio Pranno (intenso e misurato in un ruolo rischiosissimo), che sospingono la narrazione verso una seconda parte in grado non solo di offrire dei momenti sinceramente toccanti, ma anche di far emergere gli intenti nobili di Salvatores e degli sceneggiatori Umberto Contarello e Sara Mosetti. Tutto il mio folle amore non è un film sull’autismo, né sui rapporti genitore-figlio e moglie-marito, quanto la storia di individui desiderosi di trovare la via per liberare parole, sensazioni e sentimenti soffocati in fondo al cuore.
Ne scaturiscono spunti di riflessione che, rafforzati da un finale sobrio e colorato di speranza, restano vivi anche oltre i titoli di coda. Perché se è vero che l’incomunicabilità è un male che accomuna tutti, non è poi così difficile scoprire che ciascuno di noi è in fondo un po’ “strano” e problematico come i “folli” protagonisti di questo racconto.

Voto: 3/5

Tutto il mio folle amore, Italia, 2019. Regia: Gabriele Salvatores. Interpreti: Claudio Santamaria, Valeria Golino, Diego Abatantuono, Giulio Pranno. Durata: 1h e 37’.

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