TOP 5: I MONOLOGHI DI TONI SERVILLO

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Voce roca, sigaretta tra le labbra, sguardo e sorriso da inguaribile sciupafemmine: nel 2001, grazie al personaggio di Tony Pisapia ne L’uomo in più di Paolo Sorrentino, i cinefili italiani si accorgono di avere in casa un cavallo di razza della recitazione. Oggi, a distanza di meno di quindici anni, Toni Servillo è considerato da molti il miglior attore italiano, per la capacità di tenere costantemente altissimo il livello della sua recitazione e l’abilità nell’incarnare personaggi sempre diversi.
Il primo e più grande amore di Servillo, però, è il teatro e lo si vede anche al cinema: con il corpo e la voce può riempiere lo schermo come fosse il palcoscenico.
Vediamo la potenza della recitazione di Toni attraverso 5 monologhi che ci sono rimasti nel cuore.

1. L’uomo in più (di Paolo Sorrentino, 2001). Nella parte finale del film, il cantante Tony Pisapia ripercorre tutta la sua vita in pochi minuti. Un monologo che fa ormai parte della storia del nostro cinema.

2. Il Divo (di Paolo Sorrentino, 2008). In una scena onirica degna del cinema di Elio Petri, Giulio Andreotti confessa l’inconfessabile attraverso un monologo climax straordinario.

3. La grande bellezza (di Paolo Sorrentino, 2013). Per i fan di Sorrentino è il “monologo a Stefania”, ma è soprattutto il momento in cui Jep Gambardella mette in ginocchio le ipocrisie dell’alta borghesia italiana.

4. Viva la libertà (di Roberto Andò, 2013). Giovanni Ernani, politico improvvisato, si lascia andare in piazza a un discorso emozionante che conquista tutti.

5. La grande bellezza (di Paolo Sorrentino, 2013). Un monologo interiore di Jep chiude il film che ha riportato l’Oscar in Italia all’insegna della nostalgia e del lirismo.

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