THE PALE BLUE EYE – I DELITTI DI WEST POINT. RECENSIONE

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Nell’inverno del 1830, il rinomato detective Augustus Landor viene chiamato a West Point per indagare sull’orribile omicidio di una recluta dell’Accademia Militare. Ostacolato costantemente dal codice del silenzio tra i cadetti, Landor decide di ingaggiare in gran segreto uno di loro: il nome di quel giovane soldato è Edgar Allan Poe e nel suo destino c’è un futuro da celebre scrittore.

Bastano pochi istanti per sentire addosso le atmosfere che avvolgono The Pale Blue Eye, adattamento dell’omonimo romanzo di Louis Bayard e sesto lungometraggio diretto dall’eclettico Scott Cooper. Le lande innevate di West Point, gli alberi alti e spogli, l’oscurità che si mescola alla foschia raccontano qualcosa di più di un gelido e spettrale paesaggio invernale. Tutto ciò che fa da sfondo alle vicende è in simbiosi con l’animo dell’investigatore Landor, che dietro lo sguardo imperturbabile ed acuto cela il dolore di una perdita straziante.
Per la terza volta Cooper affida al camaleontico Christian Bale il ruolo di protagonista. E come nel dramma Il fuoco della vendetta (2013) e nel western Hostiles (2017) il 48enne attore premio Oscar disegna un antieroe americano dolente e complesso, che accompagna il pubblico in una caccia all’assassino dal ritmo compassato. Insieme al suo tormentato detective, Cooper indaga i labili confini che separano la vita e la morte, il bene e il male, costruendo un thriller noir che coniuga alla cura dell’intreccio e dell’ambientazione, la descrizione dell’animo umano e delle sue ambiguità.
E se Landor/Bale può sembrare all’inizio il perno della narrazione, col dipanarsi degli eventi scopriamo quanto sia preponderante il legame che si instaura con il suo braccio destro Edgar Allan Poe. Disilluso e impenetrabile il primo, appassionato ed eccentrico il secondo, Landor e Poe trovano il loro punto di contatto nella solitudine e nell’emarginazione da cui sono afflitti. Tra i due nasce un rapporto profondo, che va a colmare – almeno in parte – i reciproci vuoti affettivo-familiari. Il personaggio di Poe, grazie anche alla sorprendente prova del carismatico Harry Melling, dona ulteriore mordente al film, che del resto è impregnato della poetica gotica dello scrittore americano.
Sia chiaro, The Pale Blue Eye è un’opera cinematografica non priva di difetti. Cooper tocca a volte fin troppi argomenti, avventurandosi in rischiose divagazioni, e spreca alcuni preziosi interpreti di contorno in ruoli pressoché marginali. Ma nonostante tutto la sintonia tra Bale e Melling, i dialoghi ben scritti, il velo algido e tenebroso in cui il regista ammanta la storia fanno sì che l’interesse e il mistero restino vivi fino all’epilogo, dove ad attendere lo spettatore c’è uno di quei colpi di scena capaci di sparigliare in un attimo tutte le carte in tavola.

Voto: 3/5

The Pale Blue Eye – I delitti di West Point (The Pale Blue Eye), USA, 2022. Regia: Scott Cooper. Interpreti: Christian Bale, Harry Melling, Lucy Boynton, Gillian Anderson, Robert Duvall, Charlotte Gainsbourg, Charlie Tahan, Timothy Spall, Toby Jones. Durata: 2h e 8’.

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