THE ACCOUNTANT. RECENSIONE

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Christian Wolff è un genio della matematica affetto da autismo, che lavora sotto copertura come contabile per alcune delle organizzazioni criminali più temibili del mondo. Wolff riceve un nuovo incarico da una grossa società di robotica, dove una contabile ha scoperto una discrepanza nei conti di milioni di dollari. Ma appena comincia ad avvicinarsi alla risoluzione dell’enigma, il numero delle vittime inizia a crescere. Intanto la divisione anti-crimine del Dipartimento del Tesoro decide di avviare un’indagine su di lui.
Sarebbe stato un film più convincente The Accountant se solo avesse avuto alla base una sceneggiatura più solida. Nello script di Bill Dubuque non mancano gli spunti interessanti, ma c’è troppa carne al fuoco, i dialoghi risultano in diversi momenti deboli e alcuni importanti personaggi di contorno non sono ben tratteggiati. Nonostante queste mancanze e una durata forse eccessiva, il regista Gavin O’Connor (Pride and Glory  e Warrior tra i suoi titoli più celebri) riesce comunque a costruire un action-thriller dignitoso, in cui la tensione si mantiene tutto sommato costante.
Da sottolineare poi la buona interpretazione di Ben Affleck, che è apparso a suo agio nei panni di questo personaggio algido, introverso e tormentato da un passato devastante: il suo Wolff si potrebbe definire un curioso ma riuscito incrocio tra il matematico John Nash e Rambo. Affleck (lo sappiamo) non è un campione d’espressività, ma con la maturità ha imparato a saper scegliere i ruoli in cui può rendere al meglio, confermando quell’intelligenza artistica che lo ha portato ad essere soprattutto un ottimo regista.

Voto: 2,5/5

The Accountant, USA, 2016. Regia: Gavin O’Connor. Interpreti: Ben Affleck, Anna Kendrick, J.K. Simmons, Jon Bernthal, John Lithgow. Durata: 2h e 8’.

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