SUFFRAGETTE. RECENSIONE

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Londra, 1912. Maud Watts (Carey Mulligan) è una giovane lavandaia, moglie e madre di un bambino. Durante una consegna di lavoro si ritrova nel mezzo di una violenta manifestazione delle Suffragette, le donne che da anni protestano per ottenere il diritto al voto. Tra di esse c’è anche la collega Violet (Anne-Marie Duff), che convince Maud a unirsi alla lotta e a diventare un’attivista del movimento capeggiato da Emmeline Pankhurst (Meryl Streep).
Incredibile a dirsi, ma la storia delle vigorose donne inglesi che oltre 100 anni fa versarono lacrime e sangue per ottenere il diritto al voto, non era mai stata portata al cinema. La sceneggiatura di Abi Morgan (già autrice dell’eccellente script di Shame) racconta bene la quotidianità di queste donne che non avevano diritto a nulla, nonostante la dedizione verso le loro famiglie e l’enorme abnegazione nel lavoro di fabbrica, dove erano costrette a mettere a repentaglio la loro salute e le molestie del capo erano all’ordine del giorno. Sarah Gavron dirige con mano sicura, evitando eccessi di retorica e giovandosi di un cast ispirato, dove brilla un’intensa e sempre più matura Carey Mulligan (ma attenzione al cameo di Meryl Streep, capace di lasciare il segno anche in una manciata di minuti).
Suffragette è un film davvero necessario, perché porta all’attenzione un tema ancora attuale – ci sono paesi in cui il voto alle donne non è riconosciuto – e sa rendere omaggio a chi ha sacrificato gli affetti, la reputazione o addirittura la vita per un diritto che oggi molte persone non sanno apprezzare a fondo.

Voto: 3,5/5

Suffragette, Gran Bretagna, 2015. Regia: Sarah Gavron. Interpreti: Carey Mulligan, Helena Bonham Carter, Anne-Marie Duff, Meryl Streep, Ben Whishaw, Brendan Gleeson.  Durata: 1h e 46’.

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