SILENCE. RECENSIONE

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Nel 1633, i gesuiti Padre Rodrigues e Padre Garupe si recano nel lontano Giappone per andare alla ricerca del loro mentore scomparso, Padre Ferreira, accusato di apostasia. Una volta giunti a destinazione, vengono a contatto con gli abitanti del posto convertiti al cristianesimo, vittime delle feroci persecuzioni dello shogunato. I due giovani padri intraprendono così un lungo e doloroso percorso che metterà a dura prova la loro fede.
Comincia con un’immagine avvolta nella foschia Silence, che richiama alla mente il fumo dei tombini nell’incipit di Taxi Driver. Una magnifica suggestione per gli scorsesiani doc, anche se qui, è chiaro, siamo in tutt’altro territorio. Il film che Martin Scorsese avrebbe voluto fare sin dalla fine degli anni ’80, quando si ritrovò tra le mani l’omonimo romanzo di Shūsaku Endō, sviscera come non mai uno dei temi ricorrenti del suo cinema, il rapporto dell’uomo con la religione.
Visivamente Silence ha un impatto travolgente. Affascinanti le ricostruzioni scenografiche di Dante Ferretti, di abbacinante bellezza la fotografia di Rodrigo Prieto, che esalta il verde e il grigio dei paesaggi di un Giappone medievale, e ci restituisce con dei chiaroscuri caravaggeschi nelle scene notturne le suggestioni degli incontri clandestini tra i missionari e i giapponesi convertiti. Ma il film non è meno potente a livello di contenuti. Scorsese, attraverso una narrazione straordinariamente equilibrata, pone domande e dilemmi validi per qualsiasi spettatore, dal credente all’ateo. Silence non solo indaga il mistero della fede, ma si interroga su quale sia il modo giusto di viverla, mettendo a nudo virtù, debolezze e miserie dell’essere umano.
Col procedere del racconto, Scorsese ci fa abbracciare il viaggio interiore di Padre Rodrigues, interpretato da un intenso Andrew Garfield, e nonostante l’assenza di musica e la rinuncia ad accelerazioni di ritmo, il senso di attesa che incombe sul film non viene mai fiaccato. L’apparizione di Padre Ferreira/Liam Neeson giunge come quella di Kurtz in Apocalypse Now, e dà vita a un dialogo profondo in cui i due protagonisti riflettono su spiritualità, scontri tra culture diverse e il valore della vita umana. È il preludio di un’emozionante parte conclusiva che si insinua nella mente e nell’anima, con la promessa di restarci per giorni.
Poco importa se l’Academy ha snobbato (o forse non ha capito) questo film. Silence è grande cinema e non ha bisogno di una statuetta dorata per essere riconosciuto come tale.

Voto: 4,5/5

Silence, USA, 2016. Regia: Martin Scorsese. Interpreti: Andrew Garfield, Adam Driver, Liam Neeson. Durata: 2h e 41’.

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