SCHINDLER’S LIST, UN FILM PER NON DIMENTICARE

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Il 1982 fu un anno importante per Steven Spielberg. Il suo nuovo film E.T. – L’extraterrestre fu campione d’incassi e venne pubblicato un libro da cui, molto tempo dopo, avrebbe tratto una delle sue opere più amate dal pubblico. Il libro in questione è La lista di Thomas Keneally, e Spielberg ne rimase così colpito che sentì subito l’esigenza di farne un film. Ma la stesura del copione e altri problemi di produzione fecero passare addirittura un decennio prima che il progetto diventasse realtà. Eppure, col senno di poi, quel ritardo fu quasi una benedizione. “Mi ci vollero quasi dieci anni per raggiungere il grado di maturità necessario per dire: «Adesso sono pronto a realizzare Schindler’s List»”, spiegò il regista.
E così, nel 1993, la storia dell’industriale tedesco Oskar Schindler che salvò la vita a più di 1100 ebrei, divenne finalmente un film. Per il quaranta per cento delle riprese furono usate cineprese a mano, che insieme allo splendido bianco e nero del direttore della fotografia Janusz Kaminski, conferirono al film “un’aria di documentario, di cinema verità”, come sottolineò lo stesso Spielberg. A parte quello struggente, maestoso momento di poesia in cui il cappottino di una bimba che cerca di sfuggire al rastrellamento, si tinge di rosso.
Impreziosito dalle splendide interpretazioni di Liam Neeson, Ralph Fiennes e Ben Kinsgley e dalla colonna sonora di John Williams, Schindler’s List fu un grande successo in tutto il mondo e ancora oggi è una delle opere cinematografiche di riferimento per conoscere a fondo la Shoah, una delle barbarie più mostruose che l’essere umano abbia mai compiuto. E, soprattutto, ci conferma che il cinema può essere un meraviglioso strumento per non dimenticare.

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