SALVO RANDONE, UN GRANDE DIMENTICATO

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I cinefili appassionati degli anni d’oro del cinema italiano ricorderanno sempre con affetto Salvo Randone, un nome che purtroppo ai più potrebbe risultare sconosciuto. Eppure basterebbe citare una sequenza memorabile del capolavoro Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1970) di Elio Petri, che quel nome potrebbe suonare all’improvviso familiare anche a chi ne ignora l’esistenza: sì, “lo stagnaro”, quello che duettava magnificamente con Gian Maria Volontè, era proprio lui.
Nato il 25 settembre del 1906 a Siracusa, Randone fu uno straordinario animale da palcoscenico che, poi, giunse anche sul grande schermo dimostrando tutto il suo talento. Nel cinema è stato soprattutto un prezioso attore nei ruoli di contorno per molti dei più grandi registi del nostro Paese, da Francesco Rosi (Salvatore Giuliano, Le mani sulla città) a Federico Fellini (Tre passi nel delirio, Fellini Satyricon), da Antonio Pietrangeli (La parmigiana, Il magnifico cornuto) a Valerio Zurlini (Cronaca familiare, La prima notte di quiete).
Ma se davvero volete assaporare in profondità la sua classe cristallina vi consiglio di vedere un’altra delle sue interpretazioni per Petri (furono ben sette in tutto), quella ne I giorni contati (1962), in cui è per una volta il protagonista assoluto. Attraverso questo personaggio intenso e tormentato, scoprirete che Randone non era inferiore a molti grandissimi attori del suo tempo.

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