ROBERT DUVALL E L’ODORE DELLA VITTORIA

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“Mi piace l’odore del napalm di mattina. Una volta una collina la bombardammo per dodici ore e, finita l’azione, andai lì sopra. Non ci trovammo più nessuno, neanche un lurido cadavere di Viet. Ma quell’odore… si sentiva quell’odore di benzina. Tutta la collina odorava di… di vittoria. Prima o poi questa guerra finirà”.
Così racconta la normalità dell’orrore in tempo di guerra il tenente colonnello Kilgore. Lo fa con pacatezza e inquietante fierezza, piegato sulle ginocchia, mentre intorno a lui c’è letteralmente il finimondo. Il Vietnam non gli fa paura, anzi sembra esaltarlo. Dissemina “carte di morte” sui cadaveri come fosse un Joker in uniforme, si diverte a terrorizzare i nemici con La Cavalcata delle Valchirie, ma è capace anche di gesti inaspettati come offrire la sua borraccia a un avversario agonizzante.
È un personaggio affascinante, oscuro, folle Kilgore di Apocalypse Now, merito di un grande Robert Duvall. Proprio alle dipendenze di Francis Ford Coppola, il bravissimo e camaleontico Robert ha fatto vedere il meglio del suo repertorio (hanno girato insieme cinque film, tra cui i primi due capitoli de Il padrino e La conversazione).
La scena del surf sotto le bombe, con conseguente monologo, è una delle più citate e amate dai cinefili di ogni età. Il miglior esempio del talento di questo artista che oggi, ad 86 anni, continua a recitare e a dirigere film con la passione di un giovanotto.

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