RE PER UNA NOTTE

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Dopo il capolavoro Toro scatenato e la vittoria dell’Oscar come “Miglior attore protagonista”, nel 1982 Robert De Niro prova finalmente a realizzare un progetto a cui tiene molto e propone a Martin Scorsese di dirigerlo nuovamente in Re per una notte (in originale The King of Comedy). La storia è incentrata sul personaggio di Rupert Pupkin, un aspirante comico che pur di emergere dall’anonimato e ottenere un’apparizione televisiva finisce per sequestrare il suo idolo, il divo della tv Robert Langford, con la complicità di una sua amica squilibrata.
De Niro riesce a convincere un titubante Scorsese, che sceglie la leggenda della comicità Jerry Lewis per la parte del co-protagonista. È lo stesso Lewis a suggerire al regista newyorkese di cambiare il nome di Langford da Robert in Jerry, per dare maggiore credibilità alle scene in esterna in cui i passanti acclamano il proprio mito.
Alla sua uscita, nel 1983, Re per una notte viene accolto freddamente dalla critica ed è un disastro al botteghino, al punto che la Fox decide di ritirarlo anzitempo dalle sale. Come spesso accade nella vita, però, il tempo è galantuomo e il film, con il trascorrere degli anni, viene rivalutato, tanto che in molti oggi lo considerano tra i migliori lavori di Scorsese. Commedia nera dal retrogusto amaro, Re per una notte è un affondo nel culto della celebrità e nell’ossessione per i cosiddetti cinque minuti di gloria (“Meglio essere re per una notte che buffone per tutta la vita”), così efficace da essere terribilmente attuale.
Merito del genio di Scorsese, ma anche dei due artisti della recitazione che danno volto ai protagonisti. Quella di De Niro è probabilmente la migliore interpretazione brillante della sua carriera. Il suo Rupert è esilarante e inquietante al tempo stesso, e nel finale regala un monologo comico strepitoso. Altrettanto impressionante è la performance di Jerry Lewis – scomparso ieri all’età di 91 anni – nei panni di un King of Comedy grigio e antipatico, schiacciato dal peso della celebrità e oppresso da fan molesti: un personaggio lontanissimo dal “Picchiatello” entrato di diritto nella storia del cinema.

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