QUANDO IL CINEMA INCONTRA L’ARTE: IO E MANFREDI

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Sono sempre di più i registi che in Italia si dedicano al documentario, un genere prezioso ma fino a qualche tempo fa bistrattato soprattutto dal pubblico. “Negli ultimi anni in Italia ne sono cresciuti molti e bravi”, scrive il critico Paolo Mereghetti sulle pagine del mensile Ciak, “Ce ne siamo accorti poco perché non a tutti capita di vincere a Venezia o a Berlino (come Gianfranco Rosi) e in generale le altre opere sono state confinate nelle notti televisive e in cinema carbonari, ma esistono. E la speranza è che possano portare la loro linfa a un cinema italiano che sembra capace di guardarsi solo l’ombelico”.
Tra i giovani registi a credere fermamente in questa forma di cinema c’è il trentaquattrenne Luciano Toriello, che dopo aver firmato lo scorso anno il suo lungometraggio d’esordio leviteaccanto (un docufilm che tratta un tema di urgente attualità come quello dell’immigrazione), presenterà in anteprima internazionale al 17° Festival del Cinema Europeo di Lecce (18-23 aprile 2016) il documentario breve Io e Manfredi.
Il film di Toriello (prodotto da Mecenate – Centro studi e promozione Arti visive) racconta le fasi salienti della realizzazione dell’imponente monumento equestre  dedicato al re Manfredi di Svevia da parte del Maestro Salvatore Lovaglio, che oggi potete ammirare sul lungomare di Manfredonia (Foggia), città fondata secondo la tradizione proprio dal sovrano svevo.
Io e Manfredi concorre come finalista nella sezione del Festival dedicata ai cortometraggi e sarà proiettato il giorno 20 aprile alle ore 20.

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