PADRI E FIGLI NEL CINEMA: 10 CITAZIONI PER LA FESTA DEL PAPÀ

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Saggi consigli paterni, insegnamenti di vita, esortazioni a cogliere l’attimo. Una bugia bianca per proteggere il proprio piccolo, un accorato appello dall’aula di un tribunale, dialoghi tra anime in cerca di riappacificazione. E, ancora, dichiarazioni d’amore di figli ribelli a padri che hanno saputo amare senza riserve, nonostante tutto. Ecco a voi 10 citazioni cinematografiche per celebrare al meglio la festa del papà.

Bronx (1993) di Robert De Niro
“Ricorda che la cosa più triste nella vita è il talento sprecato. Puoi avere tutto il talento del mondo, ma se non fai la cosa giusta, non succede niente”.

Batman Begins (2005) di Christopher Nolan
“Sai perché cadiamo, Bruce? Per imparare a rimetterci in piedi”.

Il padrino (1972) di Francis Ford Coppola
“Gli amici tieniteli stretti, ma i nemici ancora di più. I nemici sono dappertutto, Michael: anche io potrei essere un tuo nemico”.

Il lato positivo (2012) di David O. Russell
“Ti dico una cosa. So che non vuoi ascoltare tuo padre, io non ascoltai il mio, ma ti dico che devi dar retta ai segnali. Quando la vita ti manda un momento come questo è un peccato se non lo afferri, ti dico è un peccato se tu non lo afferri. Ti perseguiterà sempre, come una maledizione. Hai una grande sfida da affrontare, proprio adesso, in questo momento, proprio qui. Quella ragazza ti ama, ti ama davvero. Non so se Nikki ti ha mai amato, ma certo come la morte non ti ama ora. Mi raccomando, non fare puttanate”.

La vita è bella (1997) di Roberto Benigni
– “Perché i cani e gli ebrei non possono entrare babbo?”.
– “Eh, loro gli ebrei e i cani non ce li vogliono. Eh, ognuno fa quello che gli pare Giosuè, eh. Là c’è un negozio, là c’è un ferramenta, no, loro per esempio non fanno entrare gli spagnoli e i cavalli eh, eh… E coso là, c’è un farmacista, no: ieri ero con un mio amico, un cinese che c’ha un canguro, dico «Si può entrare?», dice, «No, qui i cinesi e i canguri non ce li vogliamo». Eh, gli sono antipatici oh, che ti devo dire oh”.
– “Ma noi in libreria facciamo entrare tutti”.
– “No, da domani ce lo scriviamo anche noi, guarda! Chi ti è antipatico a te?”.
– “I ragni. E a te?”.
– “A me… i visigoti! E da domani ce lo scriviamo: Vietato l’ingresso ai ragni e ai visigoti. Oh! E mi hanno rotto le scatole ’sti visigoti, basta eh!”.

Kramer contro Kramer (1979) di Robert Benton
“Il bambino ha una casa con me. L’ho fatta meglio che potevo, non è perfetta, io non sono un genitore perfetto, e qualche volta non ho pazienza e mi dimentico che lui è un ragazzino… Ma sono lì. Io mi alzo la mattina, facciamo colazione, lui parla con me, poi andiamo a scuola. La sera ceniamo insieme, parliamo, gli leggo… Abbiamo costruito una vita insieme. E ci vogliamo bene. Se tutto ciò verrà distrutto, potrebbe essere irreparabile”.

Il corriere – The Mule (2018) di Clint Eastwood
– “Ho fallito con voi. Un pessimo padre, un pessimo marito. Ho rovinato tutto, la mia occasione…”.
– “Io non credo… Sei solo sbocciato tardi”.

La gatta sul tetto che scotta (1958) di Richard Brooks
– “Io ho il coraggio di morire. Quello che voglio sapere è se hai tu il coraggio di vivere”.
– “Non lo so”.
– “Proviamo. Cominciamo con l’aiutarci a salire queste scale”.

Nel nome del padre (1993) di Jim Sheridan
“Quello che ricordo meglio della mia infanzia è quando ti tenevo per mano, la mia manina nella tua grande mano. E l’odore del tabacco. Mi ricordo che odoravo il tabacco dal palmo della tua mano. Quando voglio sentirmi felice ripenso a quel profumo di tabacco”.

Blow (2001) di Ted Demme
“Ciao, papà… Sai, mi ricordo una vita fa, quando ero poco più alto di un metro, pesavo al massimo trenta chili, ma ero ancora tuo figlio. Quei sabati mattina che andavo a lavorare col mio papà e salivo su quel grande camion verde. Mi sembrava che quello fosse il camion più grande dell’universo, papà. Mi ricordo quant’era importante il lavoro che facevamo, e che se non era per noi, la gente sarebbe morta di freddo. Per me tu eri l’uomo più forte del mondo, papà. Ti ricordi quei filmini quando mamma si vestiva come Loretta Young? E i gelati, le partite di football, Wayne e Tonno? Il giorno che partii per la California per poi tornare a casa con l’FBI che mi dava la caccia, e quell’agente dell’FBI che dovette mettersi in ginocchio per mettermi le scarpe, e tu dicesti: «Quello è il tuo posto, figlio di puttana: ad allacciare le scarpe a George». Quella sì che fu bella… Fu veramente speciale. Ricordi, papà? E quella volta che mi dicesti che i soldi non sono la realtà? Beh, vecchio mio, oggi ho quarantadue anni, e alla fine ho capito quello che tentavi di dirmi tanti anni fa… Ora finalmente l’ho capito… Sei il migliore, papà. Avrei soltanto voluto fare di più per te. Avrei voluto avere più tempo… Comunque… Che tu possa avere il vento in poppa, che il sole ti risplenda in viso e che il vento del destino ti porti in alto a danzare con le stelle… Ti voglio bene, papà. Un bacio. George”.

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