PADRENOSTRO. RECENSIONE

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Roma, 1976. Valerio, un bambino di dieci anni, assiste sotto casa all’attentato di suo padre, il magistrato Alfonso Le Rose, da parte di un commando di terroristi. Da quel momento la sua vita viene sconvolta e la paura sembra divorare ogni istante delle sue giornate, almeno fino all’incontro con Christian, un ragazzino poco più grande di lui dal carattere esuberante, ribelle e diametralmente opposto al suo.

Terzo lungometraggio diretto dal 45enne Claudio Noce – anche sceneggiatore con Enrico Audenino –, che (ri)apre una finestra su una delle stagioni più cupe e dolorose della storia d’Italia, quella degli anni di piombo, pescando a piene mani da ricordi familiari e sensazioni personali (il padre del regista, vicequestore, rimase ferito nel corso di un attentato sferrato dai Nuclei Armati Proletari).
Per larghi tratti della sua prima parte, Padrenostro riesce nel proposito di dar voce alla paure e alle incertezze di Valerio (Mattia Garaci), ma soprattutto al senso di smarrimento scatenato dalla scoperta della vulnerabilità del genitore. La narrazione è filtrata attraverso lo sguardo del protagonista, rendendoci partecipi dei sentimenti del bambino nei confronti del papà, spesso lambito e scrutato con delicatezza dalla cinepresa di Noce. Un papà cui presta anima e corpo Pierfrancesco Favino che, con un’interpretazione costruita su silenzi tesi ed angosce soffocate, rende credibile il dramma interiore di un uomo costretto a reprimere le proprie fragilità.
Con l’ingresso in scena di Christian (l’espressivo Francesco Gheghi, già fattosi notare in Mio fratello rincorre i dinosauri) e l’evolversi del rapporto tra Valerio e l’enigmatico giovane, il racconto subisce più di una frattura. La descrizione del rapporto padre-figlio perde la sua centralità e il film, sempre più sospeso tra realtà e immaginazione, finisce progressivamente per perdere incisività e mordente, appiattendosi del tutto in una parte finale a forti tinte melodrammatiche.
Dietro certe scelte di sceneggiatura e di regia, non è difficile scorgere il nobile intento di Noce di voler rendere giustizia a tutte le vittime di un’epoca buia, accendendo i riflettori anche sui figli incolpevoli dei carnefici. Ma visto il risultato è lecito pensare che, con una struttura narrativa meno ambiziosa e più asciutta, Padrenostro sarebbe potuto essere un film di ben altro spessore. Lo avrebbe meritato in primis la vicenda intima del regista, certamente degna di ogni attenzione possibile da parte dello spettatore.

Voto: 2/5

Padrenostro, Italia, 2020. Regia: Claudio Noce. Interpreti: Pierfrancesco Favino, Barbara Ronchi, Mattia Garaci, Francesco Gheghi. Durata: 2h e 2’.

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