NO TIME TO DIE. RECENSIONE

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Dopo aver troncato bruscamente la sua relazione con l’amata Madeleine Swann a causa di una spiacevole sorpresa, James Bond va a godersi la sua pensione dorata in Giamaica. Il suo quiete vivere, però, viene interrotto quando il vecchio amico e agente della CIA Felix Leiter ricompare chiedendogli aiuto. Il ritorno di Bond al servizio attivo lo metterà sulle tracce di Lyutsifer Safin, un misterioso criminale armato di una nuova e pericolosa tecnologia, il cui passato è legato a doppio filo con quello di Madeleine.

Già prima della sua uscita nelle sale, il 25esimo capitolo delle avventure di 007 aveva conquistato di diritto un posto negli annali della saga come l’episodio più lungo di sempre. Nella durata monstre di 163 minuti non è difficile scorgere il desiderio del regista e sceneggiatore Cary Fukunaga (affiancato in fase di scrittura da Neal Purvis, Robert Wade e Phoebe Waller-Bridge) di regalare al pubblico un articolato ed emozionante lungo addio di Daniel Craig, giunto alla sua ultima apparizione nei panni di Bond.
L’obiettivo dell’autore (e della produzione) può dirsi centrato, se è vero che in quasi tre ore No Time to Die non solo non fa registrare cali di tensione, ma offre diversi picchi di adrenalina e mette a segno un paio di colpi di scena notevoli, specialmente quello finale, capace di disorientare prima ancora che di sorprendere lo spettatore.
Registicamente solido sul versante action, il film non delude dal punto di vista introspettivo, scavando nell’uomo Bond e ponendosi così in scia alle altre pellicole del ciclo Craig. Intanto, il confine tra bene e male si assottiglia ancora e i cattivi appaiono sempre più sfuggenti, mentre la tecnologia diventa irrimediabilmente letale e immorale tra le mani sbagliate.
E se qualche eccesso di politicamente corretto fa storcere un po’ il naso, divertono gli omaggi al passato e convince il cast di contorno, in cui emerge per distacco Ana de Armas nel ruolo dell’agente CIA Paloma. L’attrice cubana, a suo agio come insospettabile killer in abito da sera scollacciato e tacchi a spillo, è un concentrato di simpatia, ironia e sex appeal. Peccato sia in scena soltanto per una decina di minuti, sufficienti comunque per far gongolare gli appassionati di Bond girl.
Di No Time to Die, però, resterà nella memoria soprattutto l’epilogo, che potrà non convincere tutti i fan ma è coerente col percorso di umanizzazione di 007 iniziato con Casino Royale (2006), rimarcando quanto i cinque film prodotti negli ultimi quindici anni formino un universo a sé all’interno della saga.
Il futuro del mitico agente al servizio di sua Maestà è ora tutto da riscrivere e potrebbe essere un bel grattacapo per chiunque verrà dopo. A cominciare, naturalmente, dall’erede del rude, tormentato e romantico Bond plasmato da Daniel Craig.

Voto: 3,5/5

No Time to Die, Gran Bretagna-USA, 2021. Regia: Cary Fukunaga. Interpreti: Daniel Craig, Rami Malek, Léa Seydoux, Lashana Lynch, Ana de Armas, Naomie Harris, Ben Whishaw, Christoph Waltz, Ralph Fiennes. Durata: 2h e 43’.

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