MUSTANG. RECENSIONE

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In un remoto villaggio nel nord della Turchia, Lale e le sue quattro sorelle maggiori festeggiano la fine dell’anno scolastico e l’inizio dell’estate. Mentre tornano da scuola, si intrattengono con dei ragazzi giocando innocentemente. In men che non si dica nel paese scoppia uno scandalo, cosicché lo zio e la nonna con cui vivono (i genitori sono morti da anni) decidono di rinchiuderle in casa e, per restituire l’onorabilità alla famiglia, iniziano a cercare pretendenti per combinare matrimoni.
Davvero encomiabile quest’opera prima della giovane regista turca (classe 1978) Deniz Gamze Ergüven, che ha scritto il copione insieme alla francese Alice Winocour. Capace di alternare con grande equilibrio i momenti di leggerezza a quelli drammatici, Ergüven racconta con intelligenza e sensibilità quanto sia dura la vita per le donne in una società ancora incredibilmente retrograda, nonostante la vicinanza geografica con l’Occidente. Lo fa assumendo il punto di vista della piccola Lale (interpretata dalla bravissima Günes Sensoy), e inquadrando costantemente i volti e i corpi delle giovani protagoniste dentro cui si annidano pulsioni sessuali represse e un desiderio incontenibile di emancipazione. Non a caso il titolo del film significa letteralmente “non domato” e si riferisce alla razza di cavalli selvaggi, vigorosi ed eleganti dell’America nord-occidentale.
Mustang è un film che riesce a far sorridere, riflettere, commuovere senza essere mai minimamente retorico, con una parte conclusiva davvero intensa, che ha il sapore di uno struggente urlo di libertà.
Notevole la colonna sonora di Warren Ellis, famoso per essere uno dei membri dei Nick Cave and the Bad Seeds.

Voto: 4/5

Mustang, Francia-Turchia-Germania, 2015. Regia: Deniz Gamze Ergüven. Interpreti: Günes Sensoy, Doga Zeynep Doguslu, Elit Iscan, Tugba Sunguroglu, Ilayda Akdogan. Durata: 1h e 37’.

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