MULHOLLAND DRIVE 20 ANNI DOPO

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Un’auto avvolta dall’oscurità della notte affronta una strada serpeggiante, destinazione Hollywood, sulle note inquietanti di Angelo Badalamenti. A bordo un’affascinante donna dalla chioma mora. Poi una sosta improvvisa, una pistola tesa, uno schianto violento tra due veicoli. Chi è quella donna che ha appena perso la memoria? Dove è diretta?
Oggi come ieri entrare nel cupo universo di Mulholland Drive è un’esperienza intricata e intrigante, da vivere fino in fondo, senza necessariamente rimettere insieme tutti i tasselli dell’infernale puzzle congegnato da quel diavolo di David Lynch. Che, a dire il vero, vent’anni fa aveva in mente ben altro quando cominciò a girare. Una parte di quella che in seguito è diventata la sua opera manifesto, doveva essere il pilot di una serie per l’ABC, ma il network americano bocciò in fretta e in furia il progetto, preoccupato dalla complessità della trama e dalla prime criptiche immagini. Il Maestro rimise mano alla sceneggiatura ampliandola, filmò le nuove scene e diede vita a due ore e mezza di turbinoso cinema lynchiano.
Imperniato sul tema del doppio, ammantato in un’atmosfera surreale in cui convivono luce e tenebra, sogno ed incubo, Eros e Thanatos, Mulholland Drive è la straziante storia di un amore tradito intrecciata a uno dei ritratti più caustici e pungenti della Hollywood contemporanea, qui dominata dall’insofferenza, l’isterismo, l’invidia, la prepotenza.
Un film a cui ci si può approcciare avventurandosi nel labirintico subconscio di Betty/Diane, tra realtà e immaginazione, verità e finzione, con la missione di decifrare dettagli, simboli ed enigmi; oppure abbandonandosi al flusso ipnotico delle immagini, all’incrocio misterioso di trame e sottotrame, con la stessa arrendevolezza con cui Betty e Rita sprofondano nella fosca scatola blu, vera chiave di volta del racconto.
E a proposito delle due protagoniste, Naomi Watts e Laura Harring, è impossibile non notare oggi un curioso particolare che lega ancor di più le loro carriere alla pellicola che gli regalò la ribalta. L’australiana Watts, attrice fallita e frustrata in Mulholland Drive, è da allora tra le interpreti più apprezzate della Mecca del Cinema, mentre la messicana Harring, affermata star di Hollywood nel lungometraggio di Lynch, non ha più lasciato il segno nel mondo di celluloide. Quando si dice gli strani incroci del destino, nelle pagine della vita come in quelle di un film.

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Amarcord

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