MONTY BROGAN, IL FIGLIO DI TRAVIS

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Ventisei anni dopo Travis Bickle in Taxi Driver (1976), un altro newyorkese fa i conti con se stesso davanti a uno specchio: è Monty Brogan ne La 25a ora (2002). Come Travis ha messo a nudo la sua alienazione e le sue nevrosi, così Monty dialoga direttamente con le frustrazioni e i fallimenti della sua esistenza. E dentro entrambi si annidano, nemmeno troppo velatamente, i tormenti di un’intera nazione: da una parte il dramma dei reduci del Vietnam negli anni Settanta, dall’altra l’angoscia di vivere all’alba del Terzo Millennio negli Stati Uniti del dopo 11 settembre. In fondo Monty, alla fine, sembra un po’ il figlio di Travis.
La prima volta che ho visto al cinema il “monologo del fuck you”, generato dal magnifico incontro tra la recitazione intensa e dolente di Edward Norton e il cinema vibrante e politicamente scorretto di Spike Lee, ho pensato subito che quella scena e La 25a ora si stavano già consegnando alla storia. C’è poco da fare, certi film nascono già cult…

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