MISSION

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1750. In una terra di nessuno tra Argentina, Brasile e Paraguay, Padre Gabriel sfida prima la natura impervia, poi la diffidenza degli Indios Guaranì. È impaurito, certo, ma la sua fede è più grande della paura. E quella fede si concretizza nelle note musicali che fuoriescono dal suo oboe, giungendo ai cuori degli Indios.
Inizia così Mission (1986) di Roland Joffé, lungometraggio vincitore della 39esima edizione del Festival di Cannes. Avventura, pathos, un’ambientazione suggestiva e lo sguardo fervente di un ispirato Jeremy Irons. Padre Gabriel è un concentrato di fede e di amore verso il prossimo. “Se è la forza che determina il diritto, allora non c’è posto per l’amore in questo mondo” dice all’altro straordinario protagonista del film, Rodrigo Mendoza/Robert De Niro.
Mercenario in crisi spirituale dopo aver ucciso suo fratello, Mendoza lo si può raccontare tutto attraverso quei pochi ma infiniti secondi in cui termina la penitenza sulle Cascate dell’Iguazù: tra le lacrime di pentimento si apre un sorriso che sa di redenzione.
Cosa sarebbe mai, però, questa pellicola senza le musiche di Ennio Morricone? La partitura musicale del Maestro avvolge le immagini in un alone di sacralità, mentre il tema Gabriel’s Oboe è tuttora uno dei brani più famosi della storia del cinema. E pensare che, dopo il montaggio del film, Morricone riteneva che Mission fosse più incisivo senza colonna sonora. Per sua e nostra fortuna, il caparbio Joffé insistette fino a fargli cambiare idea.

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