MARLON BRANDO, ALAIN DELON E IL CAPPOTTO DI CAMMELLO

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Nell’autunno del 1972, a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro, fanno il proprio debutto sul grande schermo due lungometraggi destinati a segnare indelebilmente l’immaginario cinefilo. Il 14 ottobre viene presentato in anteprima mondiale il film-scandalo per eccellenza, Ultimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci, quattro giorni dopo esce nelle sale francesi il capolavoro di Valerio Zurlini, La prima notte di quiete.
Entrambe le pellicole hanno un particolare elemento comune che non passa inosservato agli occhi degli spettatori. Sia Marlon Brando che Alain Delon, tenebrosi protagonisti delle rispettive storie, indossano un cappotto di cammello. Una curiosa coincidenza? O c’è dietro dell’altro?
Molti anni dopo, precisamente nel 2016, Bertolucci dice la sua sull’argomento nel corso di un’intervista rilasciata al Venerdì di Repubblica. Alla domanda sulla questione, il regista emiliano risponde che Delon aveva letto la sceneggiatura di Ultimo tango a Parigi prima che il film fosse realizzato (gli era stato offerto il ruolo poi andato a Brando). Ma nello script si accennava al famoso cappotto di cammello? E se il copione de La prima notte di quiete fosse stato scritto prima?
Ad oggi, non c’è nulla che provi l’eventuale plagio. E, tutto sommato, è meglio così. Perché Paul di Ultimo tango a Parigi e il professor Dominici de La prima notte di quiete sono un po’ come fratelli. Ad accomunarli ci sono i loro tormenti esistenziali, lo stesso nichilismo, il fascino maudit e l’ombra lunga della morte che li segue minacciosa. Oltre a quell’indumento, naturalmente, che assurge di conseguenza a simbolo: il cappotto come mantello che avvolge e nasconde un disagio autodistruttivo.
Brando e Delon, all’apice della loro forma attoriale, lo hanno indossato con uno charme incredibile, regalandoci dei personaggi graffianti, veri, memorabili. È la sola cosa che conta davvero. E, di colpo, il giochino del “chi ha copiato chi” non ha più alcun valore.

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