L’UFFICIALE E LA SPIA. RECENSIONE

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5 gennaio 1895. In una fredda mattinata parigina, l’ufficiale dell’esercito francese Georges Picquart (Jean Dujardin) assiste all’umiliante degradazione e alla condanna all’esilio di Alfred Dreyfus (Louis Garrel), giovane capitano ebreo, accusato di essere un informatore dei nemici tedeschi. Qualche tempo dopo, Picquart viene promosso  proprio a capo dell’unità di controspionaggio che aveva incastrato Dreyfus e, fatte alcune accurate indagini, si rende conto che le accuse mosse a Dreyfus erano totalmente infondate. Ma più prova a dimostrare l’innocenza del capitano, più incontra l’ostilità e l’ostracismo di chi lo circonda, finendo per diventare una figura scomoda per i suoi stessi superiori.

Era da molti anni che Roman Polanski desiderava realizzare un film sullo scandaloso affare Dreyfus e, in effetti, L’ufficiale e la spia sembra portare con sé tutto il sapore della passione di chi ha cullato a lungo un progetto pianificandolo meticolosamente in ogni suo dettaglio. Lo raccontano la qualità di scrittura e la regia rigorosa, l’affascinante ricostruzione d’epoca e la scrupolosa scelta del cast, nonché l’utilizzo sagace delle potenti note del premio Oscar Alexandre Desplat.
Punto di partenza del film è l’omonimo romanzo di Robert Harris, che ha affiancato Polanski nella stesura dell’adattamento come già era accaduto, con ottimi risultati, in occasione de L’uomo nell’ombra (2010). Che si conoscano o meno le vicende storiche narrate è pressappoco indifferente, questo dramma storico bagnato in atmosfere thriller stuzzica l’interesse e tiene sempre ben tesa la corda della suspense. Polanski mette insieme tutti i tasselli del mosaico Dreyfus, per poi far deflagrare il racconto in una seconda parte poderosa, dove emerge con evidenza l’attualità di una storia capace di generare ampie riflessioni su antisemitismo e razzismo, corruzione e abuso di potere, manipolazione della verità e violazione della privacy.
L’86enne regista polacco dirige col vigore di un giovane rampante e l’acume e l’esperienza del maestro, evitando qualsiasi tono retorico o enfatico. I momenti di cinema d’alta scuola non si contano, dal plumbeo incipit che inscena la condanna di Dreyfus fino ai vibranti scontri nelle aule giudiziarie, passando per il memorabile ingresso dell’integerrimo Picquart nella lercia sede della sezione di controspionaggio.
L’ufficiale protagonista, impersonato con grande intensità da Jean Dujardin, è un esempio di responsabilità individuale nei confronti della collettività che lascia spazio a non poche meditazioni sul presente. Non meno importante in quest’ottica è un personaggio di contorno come quello di Émile Zola, autore del famoso articolo J’accuse, attraverso cui Polanski richiama l’attenzione sul ruolo dell’intellettuale nella società: un vero e proprio paladino della giustizia e della verità che oggi, purtroppo, appare più che mai in via di estinzione.

Voto: 4/5

L’ufficiale e la spia (J’accuse), Francia-Italia, 2019. Regia: Roman Polanski. Interpreti: Jean Dujardin, Louis Garrel, Emmanuelle Seigner, Mathieu Amalric, Grégory Gadebois. Durata: 2h e 6’.

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