L’OLOCAUSTO E LA BANALITÀ DEL MALE: THE READER – A VOCE ALTA

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Tra i tanti film che affrontano la tragedia dell’Olocausto, ve ne sono alcuni in cui la Shoah non viene mostrata in immagini, ma soltanto negli strascichi che questa deprecabile pagina di storia ha lasciato negli anni successivi.
In questo senso un’opera molto interessante è The Reader – A voce alta (2008) di Stephen Daldry, adattamento dell’omonimo romanzo di Bernhard Schlink. Attraverso la tormentata relazione tra l’adolescente Michael (David Kross, poi da adulto Ralph Fiennes) e la trentenne Hanna (Kate Winslet), vengono messi a confronto un ragazzo tedesco della generazione del dopoguerra, che vive nel peso della vergogna per la barbarie perpetrata dai conterranei ai danni degli ebrei, e uno degli aguzzini dei campi di sterminio, che è invece incapace di arrivare attraverso i propri errori al rimorso e al pentimento.
La scena più significativa di questo incontro-scontro è quella in cui Michael, ormai adulto, chiede ad Hanna se abbia ripensato ai suoi crimini di guerra durante gli anni di carcere. La risposta dell’ex-amante è gelida: “Non importa che cosa provo o che cosa penso: i morti sono morti”.  L’unica cosa di cui si è vergognata nella vita è stato l’analfabetismo, e non le azioni compiute da sorvegliante delle SS: erano solo ordini da dover obbligatoriamente eseguire.
Quello interpretato da una grande Kate Winslet è un personaggio indimenticabile, perché tremendamente agghiacciante: in lei è racchiusa, per dirla alla Hanna Arendt, tutta la banalità del male.

 

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