L’ETÀ DELL’INNOCENZA

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31 agosto 1993. Nel giorno dell’inaugurazione della 50ma Mostra del Cinema di Venezia, viene presentato L’età dell’innocenza di Martin Scorsese. Per il regista è un momento molto particolare della sua vita: soltanto pochi giorni prima è venuto a mancare papà Charles e Martin gli dedica la sua nuova pellicola.
L’idea del film è nata grazie all’amico e sceneggiatore Jay Cocks, che gli ha proposto di leggere l’omonimo romanzo di Edith Wharton. Scorsese ha visto in quel libro l’occasione giusta per cimentarsi con il genere in costume e misurarsi con i grandi maestri del passato, in primis l’amatissimo Luchino Visconti.
Ambientato nella New York del 1870, L’età dell’innocenza racconta la storia di un amore impossibile, quello tra Newland Archer (Daniel Day-Lewis), giovane avvocato di successo fidanzato con una ragazza della buona società (Winona Ryder), e la Contessa Olenska (Michelle Pfeiffer), una donna appena fuggita dall’Europa dove ha abbandonato il marito. Pur dichiarando a più riprese di disprezzare il conformismo e l’ipocrisia della società in cui vive, Newland finisce per rinunciare al grande amore, piegandosi alle regole ferree e crudeli del suo mondo. Un mondo che Scorsese riesce letteralmente a resuscitare, grazie a una ricostruzione storica maniacale in cui tutto parla, dagli ambienti alle opere d’arte, dagli abiti ai cibi (vedi lo straordinario piano sequenza con cui il regista descrive l’arrivo di Newland in casa Beaufort).
Ovviamente, L’età dell’innocenza non è solo rigorosa ricostruzione di un’epoca, ma anche un film che sa trasmettere fino in fondo le sensazioni, i sentimenti, i fremiti dei suoi protagonisti. Molto merito in questo senso va al cast, in cui brillano soprattutto una fulgida ed ispiratissima Michelle Pfeiffer e il sempre grande Daniel Day-Lewis. Proprio grazie all’attore britannico, Scorsese riesce a regalarci un finale struggente e memorabile: con la sola forza dello sguardo, Daniel ci fa sentire il cuore in tumulto di Newland e i flussi di pensieri in cui scorrono, con amara dolcezza, malinconia, rimpianto e nostalgia.

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