LASCIATI ANDARE. RECENSIONE

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Elia Venezia (Toni Servillo) è un prestigioso psicoanalista da tempo scivolato nell’apatia, a tal punto da restare completamente indifferente persino ai racconti dei suoi pazienti. Ha un atteggiamento distaccato anche con la sua ex moglie (Carla Signoris), che pure vive nell’appartamento di fronte al suo e gli fa quasi da colf. La sua esistenza procede noiosa e sempre uguale, finché un giorno, a causa di un lieve malore, è costretto a mettersi a dieta e ad affidarsi a una personal trainer, l’eccentrica spagnola Claudia (Veronica Echegui), che finirà per sconvolgergli la vita.
È indubbio che il principale motivo di interesse nei confronti di Lasciati andare, terzo lungometraggio diretto da Francesco Amato, era quello di vedere Toni Servillo alle prese con un ruolo brillante. E l’attore campano ha risposto con un’interpretazione non solo degna della sua caratura, ma per certi versi sorprendente. Oltre che sulle rinomate doti recitative ed espressive, Servillo ha puntato molto anche sul linguaggio del corpo (per l’occasione appesantito e spesso avvolto in tute acetate demodé), producendosi a più riprese in gag slapstick. Accanto a lui funziona la sfrenatezza di Veronica Echegui e l’ironia sottile di Carla Signoris, mentre, a parte il sempre bravo Luca Marinelli in veste di galeotto balbuziente, tutti gli altri personaggi di contorno un po’ scompaiono.
L’indiscutibile bravura degli attori, però, non basta da sola. La sceneggiatura di Francesco Bruni è raffinata, ma c’è troppa carne al fuoco (quante sottotrame!) e Amato finisce per mettere su un film discontinuo, che in qualche tratto rischia persino di sfilacciarsi. Si sorride diverse volte, ma non si ride mai e, alla fine, resta la sensazione che Lasciati andare sia una commedia godibile, ma al di sotto delle grandi aspettative che si erano create prima dell’uscita.

Voto: 2,5/5

Lasciati andare, Italia, 2017. Regia: Francesco Amato. Interpreti:  Toni Servillo, Verónica Echegui, Luca Marinelli, Carla Signoris, Pietro Sermonti, Valentina Carnelutti, Paolo Graziosi, Giacomo Poretti. Durata: 1h e 42’.

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