LACCI. RECENSIONE

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Napoli, anni ’80. Aldo e Vanda, marito e moglie con due bambini, si lasciano improvvisamente e in malo modo quando l’uomo comincia una relazione con la collega Lidia. Li ritroviamo oltre trent’anni dopo, alle soglie della vecchiaia, ancora insieme nonostante tutto. Ma i rancori del passato sono sempre pronti a tornare a galla, nella loro vita come in quella dei figli Anna e Sandro.

Nella parte centrale del nuovo lungometraggio di Daniele Luchetti (tratto dall’omonimo romanzo di Domenico Starnone, che ha firmato l’adattamento con il regista e Francesco Piccolo), c’è una scena fortemente metaforica che vede i figli di Aldo – fattosi vivo dopo anni di assenza – confrontarsi col papà sul modo di allacciare le scarpe, con il piccolo Sandro pronto a rammentare sorridente gli insegnamenti paterni. È l’unico momento di lieve tenerezza di un film a tinte grigio-scure, in netto contrasto con il precedente ed agrodolce Momenti di trascurabile felicità, che pure aveva al centro della narrazione una famiglia e i bilanci di un’esistenza.
Quella sequenza ha il sapore amaro dell’illusione in un racconto filmico che, pur non brillando per originalità, né aggiungendo molto al folto filone dei drammi familiari italiani, ha il coraggio di non cercare mai scappatoie consolatorie e di mostrare con secca brutalità ciò che resta quando si rompe un legame coniugale. Se i lacci si spezzano segue la tempesta, se li si riallaccia in modo scorretto diventano corde intorno al collo che soffocano non solo la coppia, ma anche i figli incolpevoli.
“Per stare insieme bisogna parlare poco, l’indispensabile. Tacere sì, tanto” è la cinica riflessione pronunciata da Aldo, battuta che incarna al meglio lo spirito di questa autopsia di un matrimonio cui giova, senz’altro, l’efficace montaggio curato dallo stesso Luchetti con Aël Dallier Vega. Un montaggio che, oltre a dare ritmo, stimola lo spettatore a rimettere insieme i pezzi della storia, quasi dei cocci sparsi che racchiudono rancori ed acredini, rimpianti e verità taciute.
Altrettanto buono è l’apporto di tutto il cast, con il quartetto Lo Cascio-Rohrwacher-Orlando-Morante che, in mancanza di somiglianza fisica, riesce a trovare una somiglianza “emotiva” per dar volto ad Aldo e Vanda nei vari momenti della loro relazione.

Voto: 3/5

Lacci, Italia, 2020. Regia: Daniele Luchetti. Interpreti: Alba Rohrwacher, Luigi Lo Cascio, Laura Morante, Silvio Orlando, Giovanna Mezzogiorno, Adriano Giannini, Linda Caridi. Durata: 1h e 40’.

Foto: Gianni Fiorito

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