LA VITA DAVANTI A SÉ. RECENSIONE

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Madame Rosa (Sophia Loren) è un’anziana signora ebrea sopravvissuta ad Auschwitz, che da tempo si prende cura dei figli delle prostitute allevandoli nel proprio appartamento. Su insistenza del dottor Cohen (Renato Carpentieri), suo amico e medico di fiducia, un giorno accoglie in casa con non poca riluttanza Momo (Ibrahima Gueye), turbolento dodicenne immigrato dal Senegal che in precedenza l’aveva derubata al mercato. Dopo un approccio iniziale alquanto burrascoso, i due scopriranno di avere in comune molto più di quanto potessero immaginare.

Sono trascorsi undici anni da quando Sophia Loren – ottantasei candeline spente lo scorso settembre – ha preso parte all’ultimo lungometraggio cinematografico. Un ritorno sul set clamoroso il suo, che non sembra dettato né da un desiderio di sfida, né tantomeno da un fremito di nostalgia per la recitazione, quanto piuttosto dall’esigenza di aggiungere un’altra figura di spessore alla sua leggendaria galleria di donne, come a voler chiudere un cerchio idealmente aperto nei lontani anni ’50.
Alla base della sua Madame Rosa e de La vita davanti a sé c’è l’omonimo romanzo di Romain Gary del 1975, già trasposto con successo dall’israeliano Moshé Mizrahi nel 1977, e adattato questa volta dal secondogenito della Loren, il regista Edoardo Ponti, insieme all’esperto Ugo Chiti.
Girato in gran parte a Bari, il film è ambientato in un’indefinita metropoli del nostro Sud, specchio di un’Italia contemporanea multietnica e multiculturale. È una città colorata e decadente, vivace e irrequieta quella dove si incontrano i protagonisti, due anime distanti accomunate dalla stessa infanzia dolorosa. Ponti sfiora appena i temi ingombranti dell’Olocausto e della discriminazione razziale, per concentrarsi quasi esclusivamente sul legame intimo che si instaura tra Rosa e Momo, dando vita a un racconto imperniato sull’integrazione, sulla solidarietà e sul senso di speranza per il domani.
La narrazione è abbastanza scorrevole e misurata, pur soffrendo di qualche didascalismo di troppo e di una certa mancanza di ambizione. Ponti si accontenta di dirigere il traffico, lasciando sulle spalle di mamma Sophia tutto il peso del film: spalle ancora incredibilmente possenti, a riprova di quanto la classe recitativa non abbia età. Tostissima, irriverente, autoironica, ma anche compassionevole e fragile, Madame Rosa è una sorta di sintesi crepuscolare dei personaggi della Loren, che qui mostra con generosità ogni ruga del suo volto iconico.
Al suo fianco non scompare, anzi brilla il piccolo e sorprendente Ibrahima Gueye (che cipiglio!), talento in erba che, si spera, il nostro cinema saprà coltivare.

Voto: 3/5

La vita davanti a sé (The Life Ahead), Italia, 2020. Regia: Edoardo Ponti. Interpreti: Sophia Loren, Ibrahima Gueye, Renato Carpentieri, Massimiliano Rossi, Abril Zamora, Babak Karim. Durata: 1h e 34’.

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