LA STANGATA E QUEL POKER INDIMENTICABILE

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La suggestiva Chicago degli anni Trenta, lo splendido ragtime di Scott Joplin, sceneggiatura e regia ricche di trovate ingegnose, Paul Newman e Robert Redford in forma smagliante: La stangata (1973) di George Roy Hill è una di quelle opere che emozionano e divertono sempre, uno di quei film che si tramandano di generazione in generazione, di padre in figlio, che ti esaltano tanto da bambino quanto da adulto.
A volerne sinterizzare l’essenza, basterebbe citare una sola scena che è diventata praticamente un simbolo. Questa sequenza si svolge su un treno e racconta di una partita a poker. Di momenti di cinema che parlano di questo gioco, certo, ce ne sono miriadi, ma qui siamo di fronte a qualcosa di speciale. Ogni inquadratura è quella giusta, ogni particolare è perfetto. C’è il “cattivo” con la faccia giusta (un grande Robert Shaw) e c’è Paul Newman con il suo fascino ammaliante, la sua irresistibile simpatia, il sorriso beffardo di chi ne sa una più del diavolo. Noi spettatori ridiamo, ci entusiasmiamo e, infine, restiamo di stucco come lo scagnozzo di Lonnegan piazzato alle spalle del magnifico Paul. Perché La stangata è proprio questo: è cinema che sorprende come un abile imbroglione al tavolo da gioco.

 

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Amarcord

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