JACKIE. RECENSIONE

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A una settimana di distanza dall’assassinio di John Fitzgerald Kennedy, la moglie Jacqueline riceve un giornalista del Life per raccontare le sue sensazioni durante e dopo il tragico avvenimento, e di come ha dovuto affrontare situazioni che non avrebbe mai immaginato di dover vivere: pianificare le esequie del marito, abbandonare la Casa Bianca, spiegare ai suoi due bambini perché il papà non sarebbe più tornato da loro.
Il primo film prodotto negli Stati Uniti e girato lontano dal suo Cile non ha snaturato il modo di fare cinema di Pablo Larraín. Come il precedente Neruda (2016), anche Jackie è un film lontanissimo dal biopic convenzionale. Lasciando la cronaca storica sullo sfondo, Larraín ci restituisce il senso di vertigine e lo spaesamento della giovane First Lady di fronte al lutto inatteso, ma anche l’immarcescibile tenacia con cui la donna si impone contro tutto e tutti nell’organizzazione del funerale: grazie al suo intuito, la tragedia si trasforma nell’opportunità di consolidare il mito JFK.
Da sempre interessato a riflettere sul potere in tutte le sue sfaccettature, il regista cileno con Jackie ritorna in particolare su un tema già brillantemente sviscerato in No – I giorni dell’arcobaleno (2012), il potere dell’immagine e della comunicazione. Molto evocative, in tal senso, sono le riprese televisive (che si intrecciano agli altri livelli temporali della narrazione) in cui Jackie mostra come ha ristrutturato la Casa Bianca e l’ha arricchita di oggetti simbolo della storia degli States, facendo così entrare milioni di spettatori in un luogo fino ad allora inaccessibile ed entrando, a sua volta, lei stessa nelle case degli americani.
Quanto al lato più intimo di Jacqueline, Larraín – a colpi di primissimi piani e con la complicità di un’eccelsa Natalie Portman – ci mostra intelligenza ed acume, insicurezze e vanità della donna, ma mantiene sostanzialmente la sua figura avvolta nell’enigma.
Pur non avendo la forza travolgente di opere come Neruda o Il club (2015), Jackie ha il pregio di insinuarsi lentamente sottopelle e restare nella mente, un po’ come le distorsioni musicali della britannica Mica Levi, autrice di una colonna sonora raffinata e di enorme fascino.

Voto: 3,5/5

Jackie, USA-Cile, 2016. Regia: Pablo Larraín. Interpreti: Natalie Portman, Peter Sarsgaard, John Hurt, Billy Crudup, Greta Gerwig. Durata: 1h e 39’.

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