IO LA CONOSCEVO BENE

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Negli anni Sessanta, Adriana si trasferisce dalla campagna pistoiese a Roma: il suo sogno è diventare una diva del cinema. Bellissima e attraente, ma ignorante, superficiale, di un’ingenuità al limite dell’imbarazzante, Adriana si arrangia con dei lavoretti e passa continuamente da un letto all’altro, convinta ogni volta che l’amante di turno possa aiutarla a sfondare nel mondo dello spettacolo. E più cerca di tenere viva la speranza di farcela, più si imbatte in persone che si approfittano di lei.
Basterebbe questo film a sottolineare quanto ingiustamente venga poco ricordato oggi un grande della sua epoca come Antonio Pietrangeli, raffinato regista e sceneggiatore morto ad appena 49 anni. Caratterizzato da un’innovativa struttura narrativa fatta di tanti piccoli episodi della vita della protagonista (il copione porta la firma di Pietrangeli, Ettore Scola e Ruggero Maccari), Io la conoscevo bene è un magnifico ritratto di donna, ma anche una dolente riflessione sugli effetti oscuri del boom economico e dell’omologazione dei ceti sociali, oltre che un feroce atto d’accusa alla spietatezza e all’amoralità del mondo del cinema.
Io la conoscevo bene è inoltre il film della consacrazione della ventenne Stefania Sandrelli, attrice che ha attraversato oltre 50 anni di cinema italiano regalandoci tanti personaggi femminili memorabili. Tra questi Adriana occupa certamente una delle primissime posizioni. Conturbante e candida al tempo stesso, senza morale eppure inguaribilmente altruista, quella costruita dalla Sandrelli con Pietrangeli è una figura complessa, tanto imponente da non scomparire nemmeno al cospetto dei tanti grandi attori che la circondano, dall’irresistibile Nino Manfredi a Enrico Maria Salerno, da Mario Adorf a Franco Fabrizi, fino a uno strepitoso Ugo Tognazzi, protagonista della comica e amarissima scena del tip tap.

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