IL CONTE MAX

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Alberto è un giovane giornalaio romano che ha un’edicola nella via Veneto degli anni Cinquanta, ma sogna di poter frequentare i ceti alti della società. Grazie ai consigli e agli insegnamenti dello squattrinato conte Max Orsini Varaldo, si sente ogni giorno sempre più vicino a quel mondo per cui stravede. Così, parte per Cortina per trascorrere le vacanze di Natale e misurarsi finalmente con persone “alla sua altezza”, ma finisce per combinare solo guai ed avere amare sorprese. Non tutto il male, però, viene per nuocere e quell’esperienza darà comunque un senso alla sua esistenza.
È il 1957 quando il regista Giorgio Bianchi riporta sullo schermo, riadattandolo, un bel film di Mario Camerini del 1937, Il signor Max, che aveva per protagonista un giovane Vittorio De Sica. Stavolta, però, De Sica interpreta la parte del nobile decaduto, mentre il ruolo principale viene affidato ad Alberto Sordi. Tra i due c’è grande affiatamento, lo si percepisce, e il film scorre via armonioso, leggero, brioso. In certi momenti entra in scena anche Tina Pica, superba caratterista di quegli anni, e quell’incontro tra tre tipi diversi di comicità produce scintille di divertimento.
Quando arrivano le feste natalizie ripenso a Il conte Max e mi viene voglia di rivederlo. Quella comicità genuina, intelligente, ricca di trovate ingegnose – statene certi – non passerà mai di moda.

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Amarcord

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