GUNNY

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Prima degli Oscar e dei capolavori diretti tra gli anni Novanta e l’inizio del nuovo millennio, ci sono stati diversi film in cui Clint Eastwood aveva già mostrato lampi del suo talento registico. Uno di questi è senz’altro Gunny (1986), pellicola a cui i fan dell’ex pistolero degli spaghetti western sono molto affezionati e che consiglio ai più giovani di scoprire. Protagonista della storia è il sergente Tom “Gunny” Highway, veterano di guerra pluridecorato, spigoloso e indisciplinato alle soglie della pensione, cui viene affidato un plotone di lavativi con l’incarico di trasformarli in veri marines. Soltanto un approccio superficiale potrebbe far liquidare Gunny come uno dei tanti film reaganiani degli anni Ottanta. Perché dietro quella che sembra un’opera militarista non è difficile scorgere una vena satirica, messa in luce da un’efficace sceneggiatura caratterizzata da dialoghi sboccati e intrisi di sarcasmo.
Eastwood appare perfettamente a suo agio nei panni del protagonista. Highway è uno che, pur di raggiungere lo scopo prefissato, se ne frega delle regole e del protocollo e non esita a mancare di rispetto ai superiori. E fuori dalla caserma non è certo l’eroe dalla vita privata perfetta di tanti film americani: oltre all’ultimo compito militare da portare a termine, ha da riconquistare una moglie irascibile e dal turpiloquio facile quanto il suo. La interpreta Marsha Mason, ottima attrice con all’attivo 4 nomination all’Oscar, che conferma quanto Eastwood sia sempre stato intelligente nella scelta del cast. Altro asso nella manica è Mario Van Peebles, soldato sfaticato e logorroico che sogna di diventare una rockstar (“Nato per cantare, vivo per scopare!”), con cui Clint dà vita a botta e risposta capaci di far piegare in due dalle risate.
Nonostante le oltre due ore di durata, Gunny scorre incredibilmente veloce e frizzante, tra addestramenti sui generis e faccia a faccia marito-moglie, battute al vetriolo e rievocazioni di episodi bellici gloriosi, fino alla parte conclusiva sul campo di battaglia, dove Eastwood, evitando le trappole della retorica, regala l’ultima impresa di quel sergente terribile che “mangia filo spinato, piscia napalm e riesce a mettere una palla in culo a una pulce a 200 metri”.

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