IL GIOVANE FAVOLOSO. RECENSIONE

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Ritratto di uno dei più grandi poeti italiani di tutti i tempi, Giacomo Leopardi (1798-1837), attraverso il racconto di una fase della sua giovinezza a Recanati e, successivamente, ormai adulto, del periodo della sua permanenza a Firenze e a Napoli.
Sgomberiamo subito il campo dagli equivoci: chi si aspetta il classico biopic con vita, morte e miracoli del protagonista potrebbe restare profondamente deluso. Il regista Mario Martone si affida alla fedeltà della ricostruzione storica (chi ha studiato bene le fonti riconoscerà dei particolari minuziosi) e dribbla qualsiasi forma enfatica di narrazione; si prende il rischio di alcune sequenze oniriche senza deragliare mai; utilizza una colonna sonora (composta da Sascha Ring) insolita per il genere, facendola però entrare nel film sempre in punta di piedi.
Particolarmente suggestiva è la parte recanatese, dove con inquadrature efficaci Leopardi appare nella stanza degli studi quasi sotto un cielo di libri, mentre dalla finestra osserva il piccolo mondo di provincia. Non c’è traccia di retorica nell’esposizione di alcuni dei celebri versi, che piuttosto si trasformano in immagini.
Un ispiratissimo Elio Germano libera il poeta dall’immagine mitizzata e lo umanizza, mettendone in risalto il soffocamento dell’anima causato in gioventù dalla repressione dell’ambiente familiare e in età adulta dal corpo estremamente fragile, e facendolo scintillare nei rapporti di amicizia profonda e leale con Pietro Giordani e Antonio Ranieri.
Martone e Germano ci regalano un Leopardi il più vicino possibile a quello che è stato: non il personaggio imbalsamato negli stereotipi degli insegnamenti scolastici, ma l’uomo e il letterato moderno e rivoluzionario.

Voto: 3,5/5

Il giovane favoloso, Italia, 2014. Regia: Mario Martone. Interpreti: Elio Germano, Massimo Popolizio, Michele Riondino, Anna Mouglalis, Valerio Binasco, Paolo Graziosi, Isabella Ragonese, Iaia Forte. Durata: 2h e 16’.

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