FERRARI. RECENSIONE

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Modena, 1957. L’ex pilota e costruttore Enzo Ferrari (Adam Driver) sta vivendo un momento di crisi sia a livello professionale che familiare. La sua famosa azienda automobilistica è in gravi difficoltà economiche, mentre il matrimonio con la moglie Laura (Penélope Cruz) rischia di naufragare dopo la prematura scomparsa del loro unico figlio Dino e la scoperta dell’esistenza di Piero, il bambino che Ferrari ha avuto dall’amante Lina Lardi (Shailene Woodley). In cerca di riscatto, il “Drake” decide di puntare tutto su una gara di velocità che si disputa in Italia, la leggendaria Mille Miglia.

Tornato dietro la macchina da presa dopo un lungo periodo di pausa (il suo lungometraggio precedente, Blackhat, risale al 2015), Michael Mann realizza un progetto inseguito fin dagli anni ’90 e che, dopo vari tentativi abortiti, era sembrato sul punto di restare una chimera.
Scritto da Troy Kennedy Martin a partire dal libro Ferrari. L’uomo, l’auto, il mito di Brock Yates, il film lascia capire sin dalle primissime battute quanto l’occhio del cineasta americano sia proteso a scrutare nel lato umano di Enzo Ferrari. Mann spoglia il “Commendatore” dell’aura mitica che ne circonda la figura e lo ritrae in quello che fu, probabilmente, l’anno più difficile della sua esistenza. Il Ferrari che vediamo è un uomo pressato dai debiti, segnato dall’elaborazione di un lutto straziante, diviso tra la famiglia ufficiale e quella segreta, e costretto a una sorta di resa dei conti con la moglie Laura, cui lo lega un rapporto tempestoso fatto di amore e odio, complicità e duri scontri.
Al turbinio di affanni che agita la sua quotidianità, il protagonista reagisce con l’insaziabile fame di nuove sfide automobilistiche e di vittorie. Una fame che va persino oltre le esigenze di profitto (“Maserati fa le corse per vendere macchine, io vendo macchine per fare le corse”) e che sembra l’unico antidoto possibile alla morte, altro elemento cardine della storia. Perché Ferrari non combatte soltanto con il vuoto lasciato dal figlio Dino, ma anche con i fantasmi del fratello deceduto in guerra, dei piloti immolati sull’altare del cavallino rampante, delle vittime della terribile tragedia di Guidizzolo.
È certamente questo l’aspetto più interessante e profondo di un’opera nel complesso incostante, che alterna scene ben scritte ad altre un po’ didascaliche, momenti di grande cinema ad altri non all’altezza del miglior Mann.
Anche il lungo segmento dedicato alla Mille Miglia, seppur di pregevole fattura, manca dell’esplosività di certe scene d’azione dirette in passato dal regista, e rimarca quanto il film abbia forse più da offrire come dramma intimista che come biopic sportivo.
In fin dei conti, l’essenza di Ferrari sta tutta nel ritratto di un antieroe spigoloso e sfuggente, tipicamente manniano, ben incarnato da un Adam Driver abile nel lasciar trasparire pensieri e tormenti dietro la maschera impassibile, senza strappare quel velo di enigmaticità che ha sempre avvolto il patron della Rossa.

Voto: 3/5

Ferrari, USA, 2023. Regia: Michael Mann. Interpreti: Adam Driver, Penélope Cruz, Shailene Woodley, Patrick Dempsey, Jack O’Connell, Sarah Gadon, Gabriel Leone, Daniela Piperno, Lino Musella. Durata: 2h e 10’.

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