EYES WIDE SHUT 20 ANNI DOPO

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“Se voi uomini solo sapeste…”. Parole di fuoco, sussurrate con fare provocatorio e ambiguo da Alice a suo marito Bill nella loro camera da letto. Comincia così la confessione di un tradimento desiderato in una delle scene clou di Eyes Wide Shut, dando il via all’odissea notturna di Bill verso luoghi (mentali e fisici) oscuri e mai immaginati. Quella frase passata alla storia racchiude gran parte dell’essenza dell’ultimo lungometraggio di Stanley Kubrick, uscito nell’estate del 1999 e presentato fuori concorso a Venezia 56.
Per una vita intera il regista statunitense ne aveva meditato la realizzazione, almeno fin dagli anni Cinquanta, quando lesse il romanzo ispiratore Doppio sogno di Arthur Schnitzler. Quindici mesi di riprese, cura maniacale dei dettagli nella preparazione delle scene, ciak ripetuti fino allo sfinimento e la coppia di protagonisti Cruise-Kidman sospinta sull’orlo di una crisi di nervi. Dopodiché, come un fulmine a ciel sereno, l’inatteso colpo di scena: pochi giorni dopo la consegna della pellicola alla Warner Bros., un infarto si portò via per sempre il Maestro.
Etichettato alla sua uscita come un thriller erotico, Eyes Wide Shut è invece qualcosa di assai più complesso e stratificato, e il trascorrere degli anni non ha fatto che mettere in evidenza le mille sfumature del film-testamento di Kubrick. Una pellicola pregna di paure e desideri, sesso e morte, ma anche di potere e denaro, con cui l’autore esplora le pieghe del rapporto coniugale e al tempo stesso scandaglia impietosamente i mali della società odierna, trascinandoci – insieme a Bill – fino all’antro buio dell’alta borghesia americana.
Ad accrescere il fascino di quest’opera c’è poi l’ambiguità che la attraversa (esplicitata sin dal titolo-ossimoro, “Occhi spalancati chiusi”) e i molti momenti enigmatici capaci di istillare frotte di interrogativi, a cui tuttavia non è indispensabile dare troppe risposte. Perché Eyes Wide Shut va assaporato e metabolizzato così com’è, ipnotico e criptico, luccicante ed oscuro, attraente e disturbante.

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Amarcord

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