DOVE ERAVAMO RIMASTI. RECENSIONE

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Ricki Rendazzo (Meryl Streep) è l’attempata vocalist della band Ricki and the Flash, che molti anni prima ha abbandonato il marito (Kevin Kline) e i tre figli per inseguire il sogno di diventare una rockstar. Quando l’ex coniuge le telefona per farle sapere che sua figlia (Mumie Gummer) è depressa per la recente separazione, Ricki dovrà tornare a casa e fare i conti con il suo passato.
Jonathan Demme, regista premio Oscar per Il silenzio degli innocenti, come nel precedente Rachel sta per sposarsi (2008) torna dalle parti del dramedy generando un film dai due volti. La prima parte di Dove eravamo rimasti può contare sugli scoppiettanti dialoghi di Diablo Cody (la sceneggiatrice di Juno), sull’incontro scontro madre-figlia e, soprattutto, sulla solita straordinaria Meryl Streep, lodevole nelle performance canore e bravissima nel passare in un attimo da situazioni di comicità a momenti di malinconia. La sua Ricki è un personaggio davvero interessante: sfrontata ed esuberante, ma piena di insicurezze; liberal nel look e nello stile di vita, ma elettrice di George W. Bush e reticente nell’accettare l’omosessualità del figlio.
Nella seconda parte, tuttavia, lo script perde brillantezza rispetto alla prima e i personaggi di contorno sbiadiscono. Così la Streep si ritrova per forza di cose a doversi caricare tutto il peso del film sulle spalle, tenendo in piedi da sola la storia con la mamma rockettara che finisce per riconoscere le proprie mancanze senza, però, costringersi ad essere quello che gli altri vorrebbero.

Voto: 2,5/5

Dove eravamo rimasti (Ricki and the Flash), USA, 2015. Regia: Jonathan Demme. Interpreti: Meryl Streep, Kevin Kline, Mumie Gummer, Rick Springfield. Durata: 1h e 40′.

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