DONNE SULL’ORLO DI UNA CRISI DI NERVI

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Le grandi attrici danno il meglio quando hanno l’occasione di vestire i panni di donne nevrotiche, depresse, alle prese con traumi o trascurate dai mariti, all’inseguimento di sogni irrealizzabili o divorate dalla troppa ambizione. Ci sono interpreti che hanno esplorato ripetutamente con successo questo tipo di personaggio, come le nostre Margherita Buy e Laura Morante, altre invece che sono rimaste nella storia proprio grazie a un ruolo di questo genere.
Ecco di seguito (in ordine cronologico) 10 grandi interpretazioni di donne sull’orlo di una crisi di nervi.

Gloria Swanson (Viale del Tramonto, 1950). L’ex diva del muto Norma Desmond non accetta di essere finita ed il suo delirio finirà per farle scambiare la scena di un crimine da lei commesso con un set cinematografico. Un’interpretazione leggendaria.

Vivien Leigh (Un tram che si chiama Desiderio, 1951). Blanche è una vedova sessualmente repressa; l’incontro con il rude e attraente cognato Kowalski/Marlon Brando la spinge nel baratro della follia. Strepitosa performance, premiata con l’Oscar.

Tippi Hedren (Marnie, 1964). Cleptomane, bugiarda, frigida, Marnie ha un trauma all’origine della sua nevrosi. Quando vede il colore rosso, va letteralmente in trance. Grazie a Hitchcock, Tippi tira fuori il meglio del suo talento.

Liz Taylor (Chi ha paura di Virginia Woolf?, 1966). Alcolizzata, facilmente irritabile, si lancia spesso e volentieri in liti furibonde con il marito (Richard Burton) anche alla presenza di estranei. Oscar per Liz, che si fa imbruttire per il ruolo e forse porta insieme a Burton un po’ della loro turbolenta vita privata nel film.

Gena Rowlands (Una moglie, 1974). Una donna non regge più il ruolo di moglie, madre e casalinga, e sprofonda in un terribile stato depressivo. Uno dei lavori più straordinari della coppia Rowlands-Cassavetes: Gena è superba nel dare volto alle nevrosi e ai tic della protagonista, senza cadere mai nel ridicolo.

Sharon Stone (Casinò, 1995). Ginger è bellissima, affascinante e scaltra. Ma toglile i soldi e i gioielli o torci un capello al suo ex amante, e lei diventa un’isterica indomabile. Finirà risucchiata da alcool e droghe. La migliore interpretazione della bionda Sharon.

Annette Bening (American Beauty, 1999). L’insoddisfatta Carolyn ha i nervi a pezzi e va facilmente su di giri: quando comincia a parlare agitandosi è un fiume in piena e per zittirla al marito Lester non resta che spaccare un piatto sul muro!

Stefania Sandrelli (L’ultimo bacio, 2000). Trascurata dal marito, quando sa che diventerà nonna va in tilt e si mette alla ricerca di un vecchio amore, anche se lo specchio è impietoso. In un cast di giovani rampanti, la veterana Sandrelli surclassa tutti. David di Donatello, Nastro d’Argento e nomination agli European Film Awards.

Kate Winslet (Revolutionary Road, 2008). Attrice fallita e casalinga disperata, April sogna di cambiare vita trasferendosi a Parigi. Il marito, però, stronca i suoi progetti. La Winslet, con la sua solita intensità, rende credibile al massimo la discesa agli inferi dell’infelice protagonista.

Cate Blanchett (Blue Jasmine, 2013). Denti serrati, parole biascicate, occhi iniettati di sangue. L’attrice australiana dimostra che per interpretare al meglio un’esaurita non bisogna necessariamente strillare e piangere. E si becca l’Oscar.

 

 

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