CINQUANTA STRONCATURE DI GRIGIO

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8.492.042 euro: è questo l’incasso record di Cinquanta sfumature di grigio dopo il primo week-end di programmazione in Italia. Il film erotico diretto da Sam Taylor-Johnson e tratto dal best seller di E.L. James sta conquistando, però, un altro primato non trascurabile, quello delle stroncature da parte della nostra stampa.
Diciamo che dopo averle lette, se prima non mi passava nemmeno per l’anticamera del cervello di andarlo a vedere, ora non lo farei nemmeno a pagamento.

La noia mortale
Alessandra De Luca di Ciak lo ritiene “Un noiosissimo soft porno. Senza erotismo, senza eccitazione, senza perversione. […] Un prodotto da collezione Harmony, patinatissimo, punteggiato da canzoni cool”.
Non è la sola a porre l’accento sulla noiosità del film. “Più che il ridicolo  –  fare ironia su Cinquanta sfumature è come sparare sulla Croce Rossa  –  il problema del film è la noia”, scrive Arianna Finos per Repubblica.
“Una noia abissale, rotta da qualche sghignazzata, per lo spettatore non complice, colpito dalla clamorosa assenza di chimica tra Dakota Johnson e Jamie Dornan”, dice Mariarosa Mancuso  (Il Foglio).

Regia e sceneggiatura imbarazzanti
“Questo romanzetto sporcaccione è un film disonesto”, sentenzia Cineblog che assegna come voto un impietoso 2 su 10.
Valerio Caprara de Il Mattino spiega che “se il soggetto, la sceneggiatura e la regia di Cinquanta sfumature di grigio non fossero rimasti al grado zero di qualità & credibilità, magari potremmo disquisire di un film intrigante. E invece la prima sensazione emergente al momento del the end è quella incongrua di un autentico imbarazzo”.
“È un lungometraggio inconsistente e debolissimo che riporta sullo schermo i grossi limiti del testo di partenza” sottolinea Andrea Chimento su Il Sole 24 Ore.

La morte dell’erotismo
Non va meglio neanche sul versante dell’erotismo. “La morte del desiderio e la morte del cinema coincidono” scrive Valerio Sammarco di Cinematografo,  che quasi rimpiange prodotti come 9 settimane e 1/2 e Basic Instinct.
“Se contavate di portare a San Valentino al cinema la vostra dolce metà per poi trarne giovamento una volta tornati a casa, scordatevelo. Cinquanta sfumature di grigio fa passare la voglia di fare qualsiasi cosa e venire il dubbio di non essere mai depilati abbastanza” ironizza Maddalena Balacco su Giornalettismo.
Quanto alla famosa stanza delle torture, Mariarosa Mancuso fa notare che il protagonista la tiene “ordinata come un concorrente di Masterchef terrebbe il pentolame, mascherine con mascherine e manette con manette”.
Non sono d’aiuto le interpretazioni dei due protagonisti, soprattutto quella di un Jamie Dornan “dal corpo scolpito ma le cui sfumature espressive possono contenersi nelle dita di una mano”, scrive su MyMovies Giancarlo Zappoli.

La chiosa inquietante di Mereghetti
Ma la cosa più inquietante la mette in evidenza Paolo Mereghetti. Il critico del Corriere della Sera, che definisce il film “raccogliticcio e scopiazzato (sembra la versione porno soft di Pretty Woman)”, sottolinea un particolare: “Noi tremiamo al pensiero che il finale (il film termina su un ascensore che si chiude) sembra fatto apposta per lanciare la seconda puntata”. E visti i numeri al botteghino, c’è di che preoccuparsi.

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