BIANCO, ROSSO E VERDONE COMPIE 40 ANNI: 10 CURIOSITÀ SU UN CULT INTRAMONTABILE

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Sembra incredibile a dirsi, ma sono trascorsi quarant’anni tondi tondi dal momento in cui Carlo Verdone ci ha portati per la prima volta a spasso per le autostrade del Bel Paese in compagnia dei bizzarri e agrodolci personaggi di Bianco, rosso e Verdone. Era, infatti, il 20 febbraio del 1981 quando lo spassoso road movie con destinazione finale le urne elettorali esordiva nelle sale cinematografiche, confermando la già netta sensazione che dietro quel giovane romano trasformista si celava un acutissimo osservatore di vizi e (mal)costumi italici.
E se, dopo tanti anni, abbiamo imparato ormai a memoria le scene, le battute, i tormentoni, i tic e le nevrosi dei protagonisti, forse non tutti sono a conoscenza di molti retroscena e curiosità legati ai personaggi e alla lavorazione del secondo lungometraggio di Verdone. Eccone, di seguito, dieci tra i più rilevanti e significativi.

1. Verdone creò il personaggio dell’emigrato lucano Pasquale Amitrano – praticamente muto per quasi tutto il film – per compensare la logorrea di Furio. La sua fonte di ispirazione principale fu il leggendario comico francese Jacques Tati.

2. Per il personaggio di Magda, sventurata moglie di Furio, la produzione era alla ricerca di un volto tipicamente torinese, ma dopo molti provini Verdone scelse l’attrice russa Irina Sanpiter (poi doppiata da Solvejg D’Assunta). Gliela fece conoscere Sergio Leone, produttore della pellicola, in quanto parente della moglie (moscovita) dello sceneggiatore Giorgio Arlorio. Motivo determinante della scelta furono gli occhioni dolci e malinconici della Sanpiter.

3. Sergio Leone era restio a ingaggiare Elena Fabrizi per la parte della nonna di Mimmo, a causa dei problemi di salute della donna. Una serie di provini e l’insistenza di Verdone sciolsero le reticenze di Leone. La Sora Lella fece la sua parte al meglio, tanto da arrivare a vincere un Nastro d’argento e ricevere una candidatura ai David di Donatello.

4. Un’altra perplessità di Leone riguardava il personaggio del saccente ed estenuante Furio. Il regista di C’era una volta in America temeva che potesse risultare particolarmente odioso al pubblico. Leone superò i suoi timori solo dopo aver organizzato una proiezione privata prima dell’uscita del film, cui presero parte anche Alberto Sordi, Monica Vitti e il calciatore della Roma Paulo Roberto Falcão. Sordi, più di tutti, si mostrò entusiasta del personaggio di Furio, congratulandosi con Verdone.

5. Bianco, rosso e Verdone è ambientato il 10 giugno di un anno imprecisato, ma le riprese si svolsero nell’autunno del 1980. Il clima freddo diede filo da torcere al cast, soprattutto a Verdone, costretto a indossare una tenuta estiva nei ruoli di Mimmo e Pasquale. Il comico romano, tempo fa, ha svelato un divertente retroscena su Instagram riguardo le basse temperature e la scena dell’incidente di Furio in galleria: “Temperatura di 5 gradi, il giorno dopo tutti con la febbre, salvo Mario Brega: per far vedere che era il più forte rimase tre ore in canotta. Un pazzo!”.

6. Durante la lavorazione del film, Sergio Leone incaricò in gran segreto il fratello di Carlo Verdone, Luca, di fargli quotidianamente un resoconto dettagliato delle riprese.

7. Rispondendo a una domanda di un fan su Facebook, Verdone ha rivelato per chi vota Mimmo. Nonostante l’evidente incertezza, che lo induce a temporeggiare prima di apporre il segno sulla scheda, Mimmo – da cattolico e moralista qual è – vota per la Democrazia Cristiana.

8. Il cognome del personaggio Furio Zoccano, è lo stesso di un compagno di scuola secchione di Verdone.

9. Come il titolo del film, anche le automobili dei tre protagonisti strizzano l’occhio alla bandiera italiana: la macchina di Mimmo è una Fiat 1100 D verde, quella di Furio è una Fiat 131 Panorama bianca, mentre l’auto di Pasquale è un’Alfa Romeo Alfasud 1.2 rossa.

10. Nella scena dell’autogrill, mentre Pasquale Amitrano fa shopping compulsivo, scorre la canzone Dance On di Ennio Morricone, che il Maestro aveva composto nel 1978 per il film Così come sei di Alberto Lattuada. Questo particolare e innovativo brano musicale, ennesima testimonianza del genio di Morricone, era stato utilizzato da Verdone già nella sua opera prima, Un sacco bello, precisamente nella scena in cui il coatto Enzo accende l’autoradio davanti all’ospedale.

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