BELLISSIMA

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Fuori dal set, Anna Magnani non era così dissimile da molti dei suoi personaggi del grande schermo. Da donna impetuosa e testarda qual era, litigò con tutti i grandi registi con i quali lavorò. Ma c’è sempre l’eccezione che conferma la regola: la sua eccezione fu Luchino Visconti.
Bellissima (1951), la pellicola con la quale l’autore di Senso e Il Gattopardo si distaccò dal Neorealismo, nacque dal desiderio di Visconti di lavorare con Nannarella. Pur essendo, infatti, un film sul mondo del cinema inteso come falso mito e fabbrica di vane illusioni, il vero soggetto era la Magnani. “Volevo tratteggiare con lei il ritratto di una donna, di una madre moderna” spiegò il regista, che ebbe con l’attrice un rapporto idilliaco. E Nannarella lo ripagò con una delle sue interpretazioni più incredibili: monologhi straripanti, un duetto memorabile in riva al fiume col simpatico cialtrone Walter Chiari, una simbiosi evidente con la bambina prodigio Tina Apicella alla quale – si racconta – si era talmente affezionata da aver chiesto l’adozione.
Bellissima è una pietra miliare del nostro cinema, un film ancora così attuale da offrire spunti di riflessione sulla società contemporanea dominata dal desiderio dell’apparire. Il capolavoro di Visconti, però, è soprattutto il trionfo della sua protagonista: chi vuole assaporare la grandezza di Anna Magnani, non può prescindere da questo film.

 

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