ARIAFERMA. RECENSIONE

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In una zona impervia e imprecisata del territorio italiano, un vecchio carcere è ormai prossimo alla chiusura quando, per sopraggiunti problemi burocratici, i trasferimenti si bloccano e dodici detenuti vengono trattenuti nell’edificio. Spetta a un pugno di agenti penitenziari gestire una situazione insolita e delicata, in cui le regole di separazione si allentano e una nuova forma di convivenza diventa necessaria.

È una tensione strisciante quella che accompagna la visione del nuovo film di Leonardo Di Costanzo. All’inizio sembra nascere da un senso incombente di minaccia, da un pericolo pronto a deflagrare da un momento all’altro. Soltanto a lungo andare ti accorgi che, in realtà, deriva dal sentire addosso quell’atmosfera sospesa che attanaglia carcerati e carcerieri dell’immaginario istituto circondariale di Mortana.
Ariaferma è una pellicola immersiva, è descrizione minuziosa e sottile di luoghi fisici e interiori, di un microcosmo particolare, da cui scaturiscono riflessioni profonde e domande senza facili risposte. Così le antiche e consunte mura di un edificio lugubre e semideserto diventano emblema di un sistema penitenziario decrepito e obsoleto, mentre le vicende di un giovane introverso cresciuto in casa-famiglia e di un anziano con trascorsi da pedofilo risollevano l’annosa questione dell’inefficacia rieducativa di certe pene. Di Costanzo, però, va oltre le dinamiche carcerarie del nostro Paese e, allargando gli orizzonti, scandaglia una condizione umana universale, dando spazio agli umori e alle sensazioni dei detenuti come delle guardie, qui chiamate a gravose responsabilità che vanno al di là dei propri doveri.
A fare da ossatura al racconto è il raffinato lavoro di scrittura compiuto dallo stesso regista con Bruno Oliviero e Valia Santella, caratterizzato dall’accuratezza degli snodi narrativi e dai dialoghi asciutti, cesellati, penetranti. Di Costanzo vi abbina una regia rigorosa e uno sguardo di sincera comprensione, cui fanno eco le vibranti interpretazioni dei protagonisti.
Toni Servillo dà voce ai dilemmi morali dello scrupoloso ispettore Gargiulo, Silvio Orlando fa scorgere un’umanità inattesa dietro il laconico boss Lagioia. Entrambi recitano per sottrazione, a colpi di sguardi intensi, con risultati eccelsi. E fanno da traino anche al resto del cast, come prova la suggestiva, surreale scena del convivio, quasi un “ultima cena” laica a lume di torce elettriche.

Voto: 4/5

Ariaferma, Italia-Svizzera, 2021. Regia: Leonardo Di Costanzo. Interpreti: Toni Servillo, Silvio Orlando, Fabrizio Ferracane, Salvatore Striano, Roberto De Francesco, Pietro Giuliano, Nicola Sechi. Durata: 1h e 57’.

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