ADDIO, MIO CAPITANO

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“Finisce sempre così, con la morte. Prima, però, c’è stata la vita”, insegnava Jep Gambardella. E che vita quella di Robin Williams! Certo, una vita fatta di eccessi, di cadute, di errori, ma anche di prove attoriali indimenticabili e, soprattutto, di un’umanità che ha contagiato chiunque abbia lavorato con lui. Gli attestati di stima ed affetto che sono giunti puntuali dal mondo del cinema alla notizia della sua morte, gli erano già stati tributati nel corso della sua carriera. Questo ha molto più valore di uno scontato messaggio di cordoglio.
Allora capisci che dietro la buffoneria di Mrs. Doubtfire, la dolcezza del dott. Malcom di Risvegli o il gigioneggiare del deejay di Good morning, Vietnam, c’era poca finzione e molto del suo cuore.  Ripensi agli sguardi e ai sorrisi del suo personaggio capolavoro, il prof. Keating de L’attimo fuggente, e ti convinci che era lui in persona. Troppo vero per essere solo recitazione. In quel film Robin Williams sembra parlare direttamente a noi spettatori, quando inneggia alla vita e all’amore per il bello, quando ci ricorda che siamo membri della razza umana, e che la razza umana è piena di passione. Ė un testamento spirituale da non dimenticare.
Se è vero che in oltre trent’anni di carriera probabilmente il meglio lo aveva già dato, resta sempre il dubbio che un mattatore come lui aveva ancora qualche asso nella manica. E purtroppo non lo scopriremo mai.

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