ADDIO A GIGI PROIETTI. L’ITALIA PIANGE LA SCOMPARSA DEL SUO “MANDRAKE”

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Sono giorni dolorosi per il mondo del cinema. Dopo la perdita di Sean Connery, gli appassionati della settima arte sono costretti a dire addio a un simbolo della comicità italiana, Gigi Proietti. L’interprete romano se n’è andato al sopraggiungere di gravi problemi cardiaci all’età di 80 anni, proprio nel giorno del suo compleanno (era nato il 2 novembre 1940).
Attore, comico, cabarettista, conduttore televisivo, regista, cantante, direttore artistico e insegnante, Proietti era considerato uno dei massimi esponenti della storia del teatro italiano, ma anche il suo contributo al cinema non è stato indifferente.
Protagonista di cult assoluti come Febbre da cavallo (1976) di Steno e Casotto (1977) di Sergio Citti, fu diretto da Mario Monicelli (Brancaleone alle crociate, La mortadella, Panni sporchi), Ettore Scola (Se permettete parliamo di donne), Elio Petri (La proprietà non è più un furto), Sidney Lumet (La virtù sdraiata), Robert Altman (Un matrimonio).
Nel 2002 era tornato a indossare i panni dell’iconico Bruno Fioretti detto Mandrake in Febbre da cavallo –  La mandrakata di Carlo Vanzina. L’ultima apparizione sul grande schermo risale allo scorso Natale: ha interpretato, con la consueta bravura, Mangiafuoco nel Pinocchio di Matteo Garrone.
Da non dimenticare, poi, il suo apporto come doppiatore. Nel corso degli anni, ha prestato la sua voce pastosa, graffiante, unica ad attori del calibro di Robert De Niro, Marlon Brando, Richard Burton, Richard Harris, Dustin Hoffman, senza dimenticare Sylvester Stallone nel primo Rocky (suo il famoso grido “Adrianaaaa”).
Ci lascia un artista poliedrico che avrebbe potuto dare ancora molto, ma soprattutto perdiamo il suo sorriso e la sua ironia in uno dei periodi più difficili della storia d’Italia.

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