ADAGIO. RECENSIONE

Facebooktwittermail

Il sedicenne Manuel (Gianmarco Franchini), figlio di uomo dal lungo passato malavitoso soprannominato Daytona (Toni Servillo), è nei guai. A causa di un ricatto, si è recato ad un festino con il compito di scattare alcune foto ma, sentendosi in pericolo, ha deciso di scappare. Braccato senza tregua dai mandanti dell’operazione (Adriano Giannini e Francesco Di Leva), il giovane è costretto a chiedere aiuto a Polniuman (Valerio Mastandrea) e Cammello (Pierfrancesco Favino), due ex criminali un tempo amici di suo padre.

Tornato a lavorare in Italia dopo molti anni, il 57enne Stefano Sollima trasforma in immagini una sceneggiatura scritta a quattro mani con Stefano Bises e firma un noir ruvido e crepuscolare dal respiro internazionale, che evidentemente molto deve all’esperienza maturata dal regista in terra statunitense tra il 2018 e il 2021.
Ambientato in una Roma apocalittica circondata da incendi infernali, tormentata dai continui black-out e afflitta da una calura che assurge a metafora di disagio esistenziale, Adagio non si limita a mettere in scena il tramonto di tre pezzi grossi della criminalità romana, ma disegna un vero e proprio spaccato di una società malata e senza punti di riferimento, dove il confine tra il bene e il male è così sbiadito da risultare ormai impercettibile.
E Sollima, da regista navigato qual è, si prende tutto il tempo necessario per narrare e intrecciare le vicende dei protagonisti, che incedono – è proprio il caso di dirlo – adagio verso un destino ineluttabile.
Il film sboccia alla distanza, regalando un notevole crescendo di tensione nella seconda parte e in particolare nel finale, in cui l’autore sembra guardare alla lezione del Michael Mann di Collateral e di Heat – La sfida.
Di quest’opera che abbina alla cura formale e al rispetto delle regole del genere una considerevole attenzione alla psicologia dei personaggi, rimangono impressi l’atmosfera sospesa alimentata dalle note ipnotiche dei Subsonica, il senso di decadenza che attraversa gli ambienti e le vite dei personaggi, l’improvviso, minaccioso risveglio di Daytona/Servillo dal letargo (vero o falso?) della demenza senile, l’evoluzione interiore del ringhioso e morente Cammello di Favino.
Sollima chiude al meglio un’ideale, cupa trilogia cinematografica sulla criminalità capitolina iniziata con A.C.A.B. (2012) e proseguita con Suburra (2015), non senza lasciare, però, un barlume di speranza. Dal buio che inghiotte la Città Eterna, che attanaglia anime dannate alla ricerca di una pace impossibile e che allunga la sua ombra sui legami tra padri e figli, emerge una luce. L’incontro fugace tra il figlio dell’ex boss e quello del carabiniere corrotto suggerisce che, forse, un altro futuro è ancora possibile.

Voto: 3,5/5

Adagio, Italia, 2023. Regia: Stefano Sollima. Interpreti: Pierfrancesco Favino, Toni Servillo, Adriano Giannini, Valerio Mastandrea, Gianmarco Franchini, Francesco Di Leva, Lorenzo Adorni. Durata: 2h e 7’.

Facebooktwittermail

Categorie Post:
Contenuti Speciali

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *