75 ANNI DI AL PACINO: I SUOI 5 MONOLOGHI PIÙ BELLI

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Se per gli italiani il 25 aprile è il momento dell’anno in cui si commemora la Liberazione d’Italia, per i cinefili di tutto il mondo quel giorno segnato in rosso sul calendario vuol dire una cosa sola: è il compleanno di uno dei più grandi e amati attori di tutti i tempi, Al Pacino.
Quest’anno l’attore newyorkese raggiunge il traguardo dei 75 anni, ma l’affetto del pubblico è rimasto quello di sempre. Lui è uno di quegli attori che, anche in un film poco riuscito, vale comunque il prezzo del biglietto, perché il suo livello di recitazione è sempre al di sopra della media.
Cinescatenato vuole omaggiarlo ricordando alcuni dei suoi monologhi, in quanto proprio nell’arte dell’assolo Pacino ha veramente pochi eguali.
Ecco, di seguito, i suoi 5 discorsi indimenticabili.

1. In Scent of a Woman (1992) di Martin Brest, il tenente colonnello Slade si esibisce in una sorta di arringa per difendere il suo giovane accompagnatore in un processo disciplinare a scuola. È un vero e proprio fiume in piena che travolge lo spettatore, che alla fine resta con il fiato corto di chi ha assistito a uno spettacolo unico.

2. In Carlito’s Way (1993) di Brian De Palma, l’ex spacciatore portoricano Carlito Brigante viene stroncato proprio quando il peggio sembrava alle spalle. Ormai morente, trasportato su una barella, sussurra le ultime parole intrise di ironia, rimpianto, speranza e tanta malinconia. Semplicemente commovente.

3. Ne L’avvocato del Diavolo (1997) di Taylor Hackford, John Milton rivela di essere Satana e si lancia in un’invettiva contro il Padre Eterno, in cui l’istrionismo si mescola con il sarcasmo e l’irriverenza.

4. Nei film sullo sport, il discorso allo spogliatoio è d’obbligo e molte volte rischia di scadere nel banale. In Ogni maledetta domenica (1999) di Oliver Stone, grazie a Pacino diventa invece un crescendo di pathos che carica tanto la squadra quanto lo spettatore.

5. In Americani (1992) di James Foley, Pacino (nei panni di un venditore immobiliare) dà la dimostrazione di come un monologo possa essere intenso e vibrante pur recitando in maniera misurata.

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