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SUE LYON, PER SEMPRE LOLITA

Sue-Lyon

Il corpo da ninfetta adagiato sul prato del giardino. Il gesto pieno di grazia con cui si toglie gli occhiali da sole, scoprendo in tutto il suo splendore il volto angelico e conturbante. E poi quegli occhi ridenti, e quello sguardo intenso in cui convivono candore e malizia. L’entrata in scena di Lolita nel capolavoro di Stanley Kubrick tratto dall’omonimo romanzo di Vladimir Nabokov è memorabile, e si resta scioccati proprio come il professor Humbert. “Qual è stato il fattore decisivo? Il mio giardino?”. “Credo che… siano state le sue torte di ciliegie”, risponde l’uomo alla petulante Charlotte, madre di Lolita, coprendo con una colossale bugia l’inquietudine per quella visione celestiale.
Se dalla fabbrica dei remake di Hollywood sfornassero cento rifacimenti del film di Kubrick, sono certo che nessuno troverebbe mai Lolita migliore di Sue Lyon. Classe 1946, ultima di cinque figli e orfana di padre dall’età di 10 mesi, Sue fu notata da Kubrick in uno show televisivo e ci mise poco a sbaragliare la concorrenza di circa ottocento candidate. Anche Nabokov ne rimase molto colpito e diede la sua benedizione alla scelta. Sotto la direzione del maestro Stanley e con al fianco mostri sacri come James Mason, Peter Sellers e Shelley Winters, il talento recitativo di Sue sbocciò come un fiore a primavera e la giovane interprete arrivò a conquistare un Golden Globe come miglior attrice esordiente.
Appena adolescente, Sue si ritrovò ad essere una stella di Hollywood e, dopo la chiamata di Kubrick, arrivarono quelle di registi leggendari come John Ford e John Huston. Ma tanto veloce fu la sua ascesa, quanto repentina la sua caduta, cui contribuirono senz’altro le vicissitudini della sua vita privata. Tragedie familiari, una serie di matrimoni falliti e una forte depressione che la tormentava sin da ragazzina, spinsero Sue a ritirarsi dalle scene poco più che trentenne. La sua vicenda è incredibilmente triste, eppure il suo precoce addio al cinema non ha fatto che accrescerne il mito. Oggi che non sappiamo più nulla di lei, è difficile pensare che sia diventata un’attempata signora: per chi ama il cinema Sue sarà per sempre Lolita.


Categoria Articolo:
Amarcord

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