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RICHARD BURTON & LIZ TAYLOR, LA COPPIA PIÙ BELLA (E PIÙ PAZZA) DEL CINEMA

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Galeotto fu il set. La love story più travolgente, turbolenta e folle della storia del cinema nacque durante le riprese di Cleopatra (1963), kolossal in costume firmato da Joseph L. Mankiewicz. Che i due protagonisti dovessero innamorarsi era scritto sul copione e, invece, avvenne davvero. Quello tra il gallese classe 1925 Richard Burton e la britannica naturalizzata statunitense Liz Taylor, di sette anni più giovane, fu un colpo di fulmine devastante, capace di mandare a monte in un batter di ciglio i rispettivi matrimoni. Quanta bellezza e quanto talento recitativo tutto insieme. Richard, attore affascinante e dallo sguardo magnetico, e Liz, la splendida diva dagli occhi viola e il décolleté che “avrebbe potuto disgregare imperi interi” (come affermò lo stesso Burton), recitarono in coppia in undici film, dando saggio della loro enorme bravura in più occasioni. Tra i loro lavori, impossibile non citare Chi ha paura di Virginia Woolf? (1966), strepitosa opera prima di Mike Nichols, La bisbetica domata (1967) di Franco Zeffirelli e International Hotel (1963) di Anthony Asquith.
Spesso misero in scena storie d’amore molto intese e tormentate, ma mai quanto quella della vita reale. Perché anche in questo, la relazione tra Richard e Liz fu qualcosa al di fuori del comune. Prima lo scandalo, il matrimonio e il divorzio. Poi il secondo matrimonio. E dopo un altro divorzio. In mezzo passione incontenibile, gioielli da milioni di dollari, sbronze colossali, liti furibonde e tradimenti. Ma, nonostante tutto, un legame profondo che non si spezzò mai. Si racconta che lui, nel 1984, poco prima che morisse (appena cinquantottenne), scrisse alla sua ex una lettera piena di tenerezze, che giunse però a destinazione troppo tardi. Dal canto suo Liz dichiarò tempo dopo, non senza rimpianti, eterno amore a Burton: “Richard è stato il più grande amore della mia vita. Ho sempre pensato che ci saremmo sposati per la terza e ultima volta. Ci siamo amati disperatamente”.

 


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