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LA PRIMA VOLTA DI SAM ELLIOTT

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Ci può sempre essere una prima volta, anche se alle spalle hai una carriera lunga, prolifica ed onorata. Lo sa bene Sam Elliott, settantaquattrenne di Sacramento, caratterista dal volto inconfondibile, che ha appena festeggiato la sua prima nomination all’Oscar. La sua interpretazione in A Star Is Born, in cui veste i panni di fratello maggiore e angelo custode di un Bradley Cooper dilaniato da alcool, droghe e demoni interiori, ha toccato i cuori dei membri dell’Academy, che lo hanno inserito nella cinquina della categoria “Miglior attore non protagonista”. Il modo migliore per celebrare una ricorrenza speciale: esattamente cinquant’anni fa, Sam faceva il suo esordio nel cinema apparendo nel capolavoro Butch Cassidy (1969) di George Roy Hill.
Fisico longilineo, occhi vivaci e pungenti, sorriso ammaliante e folti mustacchi come segno particolare, Elliott ha saputo lasciare la sua impronta in tanti film anche soltanto con poche scene a disposizione o magari una manciata di minuti, come nel cult Il grande Lebowski  dei fratelli Coen, dove dà vita a un eccentrico personaggio chiamato “Lo Straniero”.
Abbonato al ruolo del cowboy, Elliott è riuscito nel tempo a farsi valere in vari generi. Tra le altre sue apparizioni ricordiamo quelle in Tombstone (1993, di George Pan Cosmatos), We Were Soldiers (2002, di Randall Wallace), Hulk (2003, di Ang Lee), Tra le nuvole (2009, di Jason Reitman), La regola del silenzio (2012, di Robert Redford), anche se la sua prova più bella è forse quella offerta in Dietro la maschera (1985, di Peter Bogdanovich), in cui interpreta un duro dal cuore d’oro innamorato di Cher.
Dalla notte degli Oscar 2019 uscirà con tutta probabilità a mani vuote (non ha il favore dei pronostici), ma vedere il suo volto atipico e sornione in mezzo a tanti divi sarà già una bella soddisfazione.


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