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LA CELESTE NOSTALGIA DI SAPORE DI MARE

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La recente scomparsa del regista romano Carlo Vanzina ha sortito due effetti immediati e antitetici, come solo nell’era dei social può accadere. Da un lato si sono accesi dibattiti, spesso dai contorni roventi, innescati dai detrattori dei Vanzina Bros, preoccupati da una possibile rivalutazione post mortem. Dall’altro è iniziata un’affettuosa catena di condivisioni del finale di quello che è senza dubbio il loro film più amato, Sapore di mare (1983). Personalmente non appartengo alla fazione dei vanziniani, né sento la necessità di rivalutazioni, ma la dipartita del secondogenito del grande Steno mi spinge con naturalezza a ricordare il suo lavoro più significativo.
Scritto come sempre da Carlo con il fratello maggiore Enrico, Sapore di mare fa parte di quella schiera di pellicole che, pur lontane dall’essere dei grandi e impeccabili film, ti fermi a guardare ben volentieri ad ogni passaggio televisivo. Molte gag e battute funzionano ancora, soprattutto quando in scena c’è la coppia di protagonisti Jerry Calà-Christian De Sica, e rivedere all’opera Ugo Bologna e Guido Nicheli, due attori che ci ricordano quanto erano preziosi ed irripetibili certi nostri caratteristi, è sempre un piacere.
Più di ogni altra cosa, però, Sapore di mare sa essere ancora seducente grazie alla sincera nostalgia che lo attraversa. L’Italia degli anni Sessanta, quella del boom, così affascinante e così lontana. La colonna sonora composta di brani mitici e voci che hanno fatto sognare il nostro Paese. L’avvenente signora borghese e annoiata, interpretata da una Virna Lisi in grande spolvero, che riflette sull’ineluttabile trascorrere del tempo.
E poi quel finale azzeccatissimo, ambientato diciotto anni dopo, sulle note di Celeste nostalgia di Riccardo Cocciante. Gli sguardi di Jerry Calà e di Marina Suma raccontano di rimpianti e di malinconie, dell’amore perduto e di un’estate svanita nel passato che riaffiora all’improvviso. Quegli sguardi sono anche i nostri e chi in questi giorni ha condiviso quelle immagini, in fondo, non ha mai smesso di riconoscersi.


Categoria Articolo:
Amarcord

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