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A STAR IS BORN. RECENSIONE

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Jackson Maine, star del country rock con dipendenza da alcool e droghe, scopre casualmente il talento della squattrinata e disillusa cantautrice Ally. I due si innamorano a prima vista e Jackson, dopo aver incoraggiato la ragazza a vincere le sue insicurezze, la fa debuttare sui grandi palcoscenici. Ma proprio mentre la stella di Ally comincia a brillare, quella di Jackson, sempre più afflitto dai propri demoni interiori, finisce inesorabilmente per affievolirsi.
Quarta versione (la prima di questo secolo) di uno dei più famosi classici hollywoodiani, che Bradley Cooper sognava di realizzare già da alcuni anni con Clint Eastwood alla regia. Quando l’autore di Gran Torino e Gli spietati ha abbandonato il progetto per dedicarsi ad altri film, l’attore di Philadelphia ha deciso di cimentarsi per la prima volta dietro la macchina da presa, firmando anche il copione con Will Fetters e il premio Oscar Eric Roth.
Nel raccontare questa struggente storia d’amore e l’autodistruzione del protagonista, Cooper dimostra particolare attenzione nell’evitare eccessi di melassa o situazioni spudoratamente strappalacrime, innesca una valida riflessione sulla disumanità dello star system contemporaneo e riesce ad offrire momenti musicali di notevole impatto (l’esordio di Ally al fianco di Jackson con l’esecuzione del brano Shallow è da brividi). A onor del vero, di sbavature in quest’opera prima non ne mancano – qua e là qualche dialogo appare deboluccio e un paio di scene nella parte centrale del film risultano un po’ inconsistenti –, eppure l’attenzione durante l’intera visione non viene mai meno. Merito soprattutto del grande affiatamento tra i due protagonisti, con un’inedita Lady Gaga capace di riempiere lo schermo non solo con la potenza della voce e Cooper che, oltre a esibire sorprendenti doti canore, dà il meglio di sé quando mette a nudo la disperazione del “bello e dannato” Jackson.

Voto: 3/5

A Star is Born, USA, 2018. Regia: Bradley Cooper. Interpreti: Bradley Cooper, Lady Gaga, Sam Elliott, Andrew Dice Clay, Anthony Ramos. Durata: 2h e 15’.


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